A-share cinesi sempre più mainstream nei portafogli

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Avatar di Stefano Fossati 24 Febbraio 2021 | 14:00

“Oltre a essere la seconda economia globale, la Cina è anche il secondo mercato azionario più grande del mondo, con una capitalizzazione superiore a 10mila miliardi di dollari Usa. Eppure le A-share cinesi rappresentano appena lo 0,6% dell’indice Msci All Countries World. Ma qualcosa sta cambiando”. E’ quanto osserva Nicholas Yeo, Responsabile azionario Cina di Aberdeen Standard Investments. Di seguito la sua analisi.

Fino a poco tempo fa, il mercato onshore cinese era difficilmente accessibile dagli investitori globali, poi negli ultimi anni è andato incontro a un iter di considerevole apertura e liberalizzazione. Per dare conto di questa dinamica, i fornitori di indici stanno gradualmente introducendo le A-share cinesi nei propri benchmark globali.

Perché investire in Cina?

Semplice: per la crescita. L’economia cinese è sempre più autosufficiente, trainata principalmente da fattori endogeni, nello specifico dal mercato domestico dei consumi. I mercati interni dei capitali hanno continuato a funzionare relativamente bene lo scorso anno, nonostante la pandemia da Covid-19 e le tensioni geopolitiche. Il turismo nazionale ha registrato un rimbalzo, mentre i consumi interni di fascia più alta stanno recuperando terreno. Questa iniziale ripartenza economica offre agli investitori maggiore chiarezza circa le prospettive di utile delle aziende cinesi.

Naturalmente, resta l’incognita su come si evolveranno le tensioni Usa-Cina sotto la presidenza di Biden. Se anche la nuova amministrazione americana dovesse persistere nel tentativo di limitare l’accesso della Cina alla tecnologia, il rinnovato slancio economico di quest’ultima potrebbe subire un rallentamento. Eppure, l’assertività del Paese nel gestire le tensioni con gli Stati Uniti trova ragion d’essere anche nei cambiamenti in corso del suo modello economico, che sta diventando sempre più autosufficiente, trainato principalmente da fattori endogeni, nello specifico dal fiorente mercato nazionale dei consumi.

Incentivare la domanda interna è un pilastro chiave del processo messo in atto per riorientare l’economia del paese verso i consumi e i servizi, anche se il mercato resta aperto alla partecipazione internazionale. Gli economisti del nostro Research Institute stimano che il Pil nominale cinese supererà quello degli Stati Uniti entro il 2035.

I fattori trainanti delle A-share cinesi

Riteniamo che l’aumento del reddito disponibile farà crescere la domanda di prodotti sanitari, servizi di gestione patrimoniale, polizze assicurative, prodotti e servizi di lusso. Fattori di crescita strutturale come l’adozione di energie rinnovabili, le applicazioni cloud, il 5G, l’e-commerce e l’intelligenza artificiale mantengono intatta la loro forza. Le energie rinnovabili non sono mai state così convenienti e la Cina ha un ruolo dominante nelle catene di fornitura globali per rinnovabili e batterie. Riteniamo che il settore abbia di fronte a sé un brillante futuro. Inoltre, gli scambi di A-share continuano a essere trainati dagli investitori retail, più suscettibili di essere influenzati dai titoli di giornale che non dai fondamentali societari. Ne consegue un contesto favorevole per chi seleziona i titoli in modo attivo, poiché le anomalie di prezzo sono un fatto comune.

In conclusione, i mercati cinesi dei capitali hanno continuato a funzionare estremamente bene nonostante quello trascorso sia stato un anno difficile per gran parte delle piazze mondiali. Inoltre l’’aumento della partecipazione estera al mercato, incentivata da opportunità di crescita strutturale correlate all’ascesa della classe media, corrobora la nostra opinione positiva nei confronti delle A-share cinesi. Gli investitori che non hanno un’esposizione a questo mercato rischiano di perdere l’occasione per trarre vantaggio dal suo ottimo potenziale di crescita.

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