Portafogli, Schroders: ecco come posizionarsi per il ritorno dell’inflazione

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di Stefano Fossati 25 Febbraio 2021 | 13:00

Come posizionarsi per il ritorno dell’inflazione, i cui segnali sembrano emergere soprattutti negli Stati Uniti tanto da essere tornata prepotentemente al centro del dibattito degli analisti finanziari e dei timori degli investitori? Ecco di seguito i pareri di due strategist di Schroders.

Sean Markowicz, Cfa, Strategist, Research and Analytics di Schroders

In scia al Covid-19, gli investitori hanno iniziato a domandarsi se i rischi posti dall’inflazione, a lungo assopiti, riemergeranno presto. Le restrizioni agli spostamenti e le ampie spese pubbliche hanno fatto sì che i consumatori siano riusciti a risparmiare più del previsto, con una domanda repressa che potrebbe portare a un boom di spese.

Al tempo stesso, tuttavia, i lockdown hanno imposto la chiusura di diversi business, messo alla prova la capacità in alcuni settori dell’economia e distrutto alcune parti delle catene di approvvigionamento. Se la domanda crescerà più velocemente della ripresa sul lato dell’offerta, potremmo vedere un rimbalzo nei prezzi.

I mercati stanno lentamente prendendo consapevolezza di questa possibilità. Le aspettative sull’inflazione, misurate secondo la differenza di rendimento tra i Treasury Usa nominali e quelli protetti dall’inflazione, sono rimbalzate bruscamente rispetto ai minimi toccati durante la pandemia e si trovano ora su livelli superiori rispetto alla media del 2% degli ultimi dieci anni.

Ben Popatlal, Multi-Asset Strategist di Schroders

A nostro avviso, tuttavia, è necessario distinguere tra reflazione e stagflazione. Un contesto reflazionistico sarebbe positivo per gli asset rischiosi e negativo per i bond, via via che l’inflazione si muove verso il target della Fed (2%). Invece, un contesto stagflazionistico (in cui la crescita è contenuta ma l’inflazione è elevata) sarebbe molto meno positivo per gli asset rischiosi e altrettanto negativo per i bond.

In uno scenario di stagflazione, l’allocazione ideale vedrebbe una posizione lunga sul dollaro, sulle commodity e con un sottopeso sui bond e neutrale sull’azionario. Vale anche la pena di sottolineare che se l’inflazione crescesse troppo e troppo rapidamente potrebbe portare i mercati a temere un possibile inasprimento delle condizioni finanziarie, a tal punto che potremmo aspettarci mercati azionari più deboli e un appiattimento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa.

Di conseguenza, la composizione di portafoglio ottimale dipenderà dal tipo di scenario inflazionistico che si svilupperà. Al momento non temiamo particolarmente un’inflazione incontrollata, quindi il nostro portafoglio per un “ritorno dell’inflazione” per ora si baserebbe su uno scenario di reflazione, cioè un contesto di inflazione moderata con crescita. Il portafoglio vedrebbe un sovrappeso sull’azionario e in particolare sul value rispetto al growth e sulle small-cap Usa rispetto alle large-cap Usa, un sottopeso sull’obbligazionario, favorendo i bond inflation-linked rispetto alle obbligazioni nominali, e una posizione lunga sulle commodity.

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