Le agenzie di rating giocano sul conflitto d’interesse

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di Redazione 10 Maggio 2010 | 10:00
Chissà perché, almeno finora, l’ansia di riformare la finanza dopo la crisi ha risparmiato uno dei colpevoli principali: le società di rating. Per avere un’idea delle responsabilità enormi…

…delle Credit Agencies nella crisi basti un dato riportato di recente dal premio Nobel Paul Krugman: il 93 per cento delle emissioni sui mutui subrpime che nel 2006 erano stati classificati AAA è precipitato al livello di junk bond. In molti casi, vera e propria carta straccia, che ha provocato il tracollo di banche europee, come la povera tedesca Ikb, in bancarotta per aver investito nei “bidoni” messi a punto da Goldman Sachs, o fondi pensione, americani ed europei, in seria difficoltà per aver fatto affidamento, come previsto il più delle volte dai regolamenti, sulla famigerata tripla A. Le società di rating hanno cercato di difendersi tirando in ballo l’imperizia o la disonestà dei clienti che avrebbero occultato i numeri veri agli analisti. Ebbene, dalla lettura delle e-mail del caso Goldman Sachs, emerge una realtà ben diversa: in più di un’occasione gli esperti di S&P o Moody’s scrivono che “va fatta una riunione al più presto, altrimenti, se non si rivedono i numeri l’affare rischia di saltare”. In sostanza sul sistema grava un gigantesco conflitto di interesse: le agenzie di rating, nate come centri di studio al servizio di chi voleva investire in un’obbligazione o in un titolo di Stato, si sono trasformate nel tempo in centri di business al servizio di gente che voleva vendere un debito proprio o di terzi. Si è creato un circolo perverso tra società di rating, grandi banche che vogliono vendere il debito al mercato. E le società interessate, spesso obbligate, nei casi migliori, a pagare un prezzo salato per il servizio. Oppure pronte a pagare un sovrapprezzo pur di ottenere un voto alto, ma immeritato. Urge un intervento. Negli Usa, ma anche in Italia. Non è possibile chiedere alle agenzie di rating di tornare ad essere quello che erano: ormai basta navigare su Internet per procurarsi le informazioni che un tempo erano un’esclusiva delle società di rating. Non è nemmeno possibile fare a meno del rating, perché la finanza globale ha bisogno di una bussola. Magari autorevole e credibile. Negli Usa è emersa questa proposta: le società di rating dovranno essere, come ora, pagate dal cliente. Ma a decidere chi dovrà attribuire il rating dovrà essere la Sec. Posso vantarmi di aver avanzato da tempo una proposta simile. Sia la Consob ad attribuire la commessa del rating tra le società che, sottoponendosi ad un vaglio costante della qualità, vengono ammesse ad un albo professionale. Anzi, mi permetto una proposta: perché non anticipiamo gli Usa sul terreno della governance? Non vale l’obiezione che certe regole debbono essere vistate dalla Ue. In questo caso, potremmo proporre in sede Ue una riforma rapida, efficace e che non costa.
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