Per Ernst & Young le frodi sono in aumento

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 21 Maggio 2010 | 13:30
Ernst & Young diffonde la nuova edizione dello studio annuale Global Fraud Survey giunto alla sua 11a edizione e condotto su oltre 1.400 fra CFO e responsabili internal audit, compliance e affari legali delle maggiori aziende di 36 Paesi di tutto il mondo.

L’indagine Global Fraud Survey condotta da Ernst & Young e giunta alla sua 11a edizione ha messo in luce come il 76% degli intervistati ritenga che i membri degli organi di governo delle proprie aziende siano sempre più preoccupati della responsabilità personale associata ai casi di frode e corruzione. Gli executives coinvolti nel sondaggio hanno affermato, inoltre, che i rispettivi organi di governo non sono sufficientemente preparati ad affrontare i nuovi rischi legati a frodi e corruzione quando ci sarà la ripresa economica.

La maggior preoccupazione di questi organi è percepita in aree quali l’America Latina (95%), il Medio Oriente e l’Africa (87%), l’Europa Centrale e Orientale (84%) e l’Australia (81%).

Le risposte hanno anche evidenziato come gli episodi di frode siano in netto aumento in determinate aree geografiche. Ad esempio, nell’Europa Occidentale il numero di società che negli ultimi due anni hanno subito un evento di questa natura è cresciuto dal 10% al 21% mentre i livelli di frode si sono mantenuti elevati in America Latina (21%) e nell’area del Medio Oriente e Africa (18%).

David Stulb, Leader mondiale del dipartimento Fraud Investigation & Dispute Services di Ernst & Young, ha così commentato: “L’inasprimento delle azioni contro frode e corruzione è una priorità in molti dei principali mercati. Amministratori e dirigenti non saranno esenti da rischi di azioni legali. In tal senso, la recente approvazione del  Bribery Act da parte del Regno Unito è solo l’ultimo esempio di un approccio strutturato per punire condotte non etiche da parte di aziende e singoli individui, che può trovare applicazione extraterritoriale”.

Tuttavia, nonostante i crescenti timori degli organi di governo aziendale, essi non sembrano assumere comportamenti volti a crescere la propria tutela. È infatti preoccupante accertare che solo a 4 CFO su 10 intervistati sia stato chiesto negli ultimi dodici mesi di rivedere i controlli anti-frode e anti-corruzione mentre solo al 28% è stato chiesto di avviare un progetto di valutazione del rischio di frodi in azienda. In generale i risultati sono stati migliori per quanto concerne il Nord America; i dati riguardanti invece l’Europa Centrale e Orientale sono risultati alquanto preoccupanti, con solo il 18% degli intervistati che ha dichiarato di aver avviato un progetto di valutazione del rischio di frode.

Superata la fase di recessione economica, ora molte aziende stanno valutando opportunità di crescita attraverso l’ingresso in nuovi mercati o tramite acquisizioni. Tali operazioni possono esporre le aziende a nuovi rischi, fra cui anche quello di corruzione. Al fine di minimizzare tali rischi, è opportuno che le aziende avviino mirate due diligence sulle società target in fase di pre-acquisizione.

Ciò nonostante, il 30% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai o raramente avviato questo tipo di verifiche (Giappone 40%, Europa Centrale e Orientale 38%). I dati per la due diligence post-acquisizione sono ancor più allarmanti: il 42% degli intervistati ha infatti ammesso di non aver mai condotto, o solo raramente, questo tipo di verifiche. Un numero che tocca il 54% nel caso dell’Australia e il 53% del Giappone.

Un altro tema particolarmente sentito fra gli intervistati è quello del rinnovamento delle strategie di fusione e acquisizione. Il 48% dei Chief Legal Officer intervistati ha ammesso preoccupazioni circa i rischi di concorrenza derivanti da una spinta verso la crescita; il 45% dei Chief Compliance Officer invece ha rivelato che la sicurezza dei dati rappresenterà un tema di particolare rilievo nei prossimi 18 mesi.

Rispondere a singoli incidenti o a indagini spesso richiede l’esame di grandi quantità di informazioni elettroniche, inclusi i messaggi di posta elettronica. La metà degli intervistati appartenenti a funzioni legali ha dichiarato che l’importanza delle e-mail ai fini investigativi è sensibilmente aumentata negli ultimi due anni. Tuttavia, il 35% degli intervistati prevede tagli ai costi previsti per tali analisi, il che implica una maggiore attenzione verso l’efficienza.

Paolo Marcon, responsabile italiano dl dipartimento FIDS di Ernst & Young osserva: “Quando inizierà la ripresa, le imprese dovranno affrontare nuove sfide, un maggiore rischio potenziale di frode, una crescente esposizione a fenomeni di corruzione e una maggiore attenzione a tali fenomeni da parte del legislatore. Nei prossimi mesi, se non l’hanno già fatto, le imprese dovranno rivedere o migliorare le proprie procedure e regole interne per assicurarsi uno sviluppo etico e sostenibile nel lungo termine”.

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