Confindustria, allarme su Basilea 3

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di Redazione 27 Maggio 2010 | 10:00
Il presidente Marcegaglia, in occasione del suo intervento annuale presso la confederazione, oltre a dare il suo sostegno, non senza riserve, alla manovra del governo, lancia un appello sulle norme di Basilea 3, che potrebbero distruggere il credito.

“Diamo pieno sostegno alla linea di rigore del Ministro dell’Economia e approvata martedì dall’esecutivo”. Con queste parole il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ribadisce il suo parere favorevole alla manovra correttiva confermando però alcune riserve.
Nel suo intervento all’assemblea annuale della confederazione Marcegaglia ribadisce infatti che ”mancano interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica” sottolineando che ”servono riforme per rilanciare lo sviluppo”.
Rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, presente all’auditorium della Musica, la leader degli industriali spiega che ”mettere in ordine i conti pubblici non basta e non è neppure duraturo senza profonde riforme strutturali. Riforme”, aggiunge, “che modificano l’operare dello Stato, il perimetro della sua azione, la stessa concezione della sua funzione. Perciò anche dopo questa manovra e, anzi, proprio alla luce di questi interventi, riaffermo che le riforme sono più che mai urgenti”.
Riforme, riforme e ancora riforme, ribadisce Marcegaglia perché ”finora il passo delle riforme è stato troppo lento e uno scontro politico e sociale sulla finanziaria potrebbe bloccarle del tutto.

Dal palco dell’Auditorium lancia una proposta a Cgil, Cisl e Uil: ”Serve una grande Assise dell’Italia delle imprese e del lavoro”. Questa la proposta che rivolge a tutte le organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali: “incontriamoci subito. Diamoci l’obiettivo di una grande intesa per la crescita, entro l’estate”.
Per Marcegaglia ”a differenza del passato, abbiamo lo strumento per farlo e il nuovo modello contrattuale, varato nel febbraio 2009, ha grandi potenzialità che potranno essere pienamente colte proprio in questa fase”. Per la presidente degli industriali, infatti, il nuovo sistema ”va diffuso nel sistema produttivo e sperimentato a livello aziendale per scambiare più produttività con maggiore salario”.

In merito invece alle liberalizzazioni la Marcegaglia intima: ”Se governo e maggioranza persistono in questa marcia indietro sulle liberalizzazioni nel commercio e nelle professioni, noi ci metteremo di traverso e sarà opposizione dura”.
Secondo la presidente degli industriali, infatti, ”il cattivo funzionamento del mercato dipende anche da un sistema legale e fiscale sempre più complicato e imprevedibile, dal fiume delle leggi mal scritte, dettate da interessi particolari che formano una legislazione disorganica, dal carattere vessatorio e di difficile applicazione”.

Sul tema caldo dei parametri più stringenti per le banche introdotti da Basilea 3, La presidente della Confindustria Emma Marcegaglia lancia un appello: ”Basilea 3 costerà alle banche europee 244 miliardi di euro e ciò di certo non favorirà i prestiti. Basilea 3 rischia di togliere altro ossigeno alle imprese, di soffocarle”. Nella sua relazione all’assemblea di Confindustria, Marcegaglia ha spiegato che nell’ultimo anno le imprese industriali, il governo e le banche hanno lavorato insieme ”per rendere meno difficile l’acceso al credito, attraverso il rafforzamento del fondo di garanzia, la moratoria sui mutui, i tavoli territoriali con il sistema bancario, il fondo per la capitalizzazione delle Pmi”. Tutto questo però ”non puo’ bastare. Troppe imprese hanno sofferto, soffrono e continueranno a soffrire senza credito”.

Poi conclude con una stoccata sulla politica, l’unico settore che ”non conosce crisi né cassa integrazione”. Secondo il presidente di Confindustria, infatti, i costi della politica sono troppo alti e contribuiscono a bloccare lo sviluppo. La sua affermazione è stata seguita da un lungo applauso dalla platea degli imprenditori.
L’inefficienza pubblica non dipende solo da logiche ”lontane dalla produttivita”’, nasce anche da ”troppi interessi partitici, troppe rendite da salvaguardare”, e aggiunge: ”La politica dà occupazione a troppa gente in Italia”.

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