È ora che i consiglieri indipendenti lo siano davvero

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di Redazione 17 Giugno 2010 | 13:00
Non è ancora chiaro se il già famoso decreto legge n.78 del 31 maggio 2010 reggerà fino alla conversione in legge, oppure…

di Pompeo Locatelli

…se alla fine passerà una versione più soft. Per ora, però, vale la formula più restrittiva per i compensi a consiglieri, sindaci o a chi, a qualsiasi titolo, partecipa ad organi di amministrazione delle “società pubbliche o private a qualsiasi titolo finanziate da fondi pubblici”. Per tutti costoro, d’ora in poi, è previsto l’azzeramento dei gettoni di presenza, salvo un’indennità di 30 euro che ha un po’ il sapore della beffa per professionisti abituati a ben altri trattamenti. Credo che, alla fine, la norma sarà ridimensionata. Anche perché con questa dizione la norma si applica, in pratica, a tutte le grandi società italiane. Ma, nell’attesa, il blitz della manovra offre lo spunto per qualche considerazione: a che servono, in concreto, consiglieri, sindaci, revisori e tutto quanto dovrebbe garantire il regolare funzionamento di una società, pubblica o privata che sia? A ben poco, sembra essere l’orientamento del legislatore. Se così non fosse, sarebbe difficile spiegare perché lo Stato potrebbe pretendere di imporre il lavoro gratuito a professionisti chiamati a rispondere, anche in sede penale, della propria attività di controllo. A meno che il vero tornaconto del consigliere non consista il più delle volte in uno scambio di favori da regolare in altra sede: soprattutto se nei vari consigli si ritrovano gli stessi nomi. O l’attività dei controllori viene ritenuta utile, anzi essenziale, oppure tanto vale farne a meno. Nel primo caso, è necessario mettere in condizioni consiglieri, soprattutto gli indipendenti, e i sindaci, di svolgere nel modo migliore il loro compito. Il che vuol dire pretendere garanzie sull’impegno (non è possibile far parte di più di un cda di un certo rilievo) da retribuire in modo conveniente. Beninteso a fronte della rispondenza a ben precisi test di qualità. Altrimenti, se si considera che l’appartenenza ad un organo collegiale sia da considerare alla stregua di un titolo onorario, tipo la presidenza di un Rotary, tanto vale farne a meno. In questi anni, in numerosi casi la governance delle aziende pubbliche e private ha lasciato a desiderare, come emerge, dalle numerose questioni irrisolte nella gestione passata di Telecom Italia piuttosto che le ombre che si proiettano su Finmeccanica.Pare quasi che il decreto legge valga quasi come una sorta di punizione a posteriori. Oppure, a pensar male, come un monito per il futuro.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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