Cina e Brasile, occhio a quei due

A
A
A
di Redazione 29 Giugno 2010 | 11:30
Ormai non ci si possono più guardare le scarpe. Vale per quando usciamo di casa e vale soprattutto quando si entra…

di Michele D’Antoni

…nel mondo degli investimenti finanziari. La globalizzazione è un processo non solo inarrestabile ma ormai consolidato. Lo dimostrano gli sberleffi con cui è stata accolta la proposta della Ue di tassare il trading finanziario. Non si fermerebbe la speculazione. Una tassa sulle transazioni finanziarie in Europa avrebbe il solo obiettivo di allontanare gli investitori dai mercati del Vecchio continente. Un capolavoro davvero. Con l’aggravante di aver fatto una simile sciagurata proposta, in un momento storico dove i mercati vanno aiutati e non certo chiusi. Piuttosto le notizie vere stanno arrivando da altre parti delle terre emerse. Il week end scorso la Cina ha liberato lo yuan dalla catena del dollaro: adesso la moneta dell’impero celeste è in grado di apprezzarsi. I cinesi, che sono furbi, hanno incassato una bella dose di credibilità con la loro mossa, ma stanno bene attenti a non far prendere troppo campo alla loro valuta rispetto al biglietto verde: uno yuan forte potrebbe essere un freno importante alle esportazioni cinesi verso tutto il mondo dollaro oriented. Tuttavia la libertà concessa alla valuta potrebbe portare ad apprezzare molte società cinesi o società occidentali che lavorano con il paese degli occhi a mandorla e quindi, utilizzando tutti gli strumenti finanziari del caso, non sarebbe male cominciare a guardare su cosa puntare: l’apprezzamento dello yuan può rivelarsi un grosso aiuto per società di largo consumo, le compagnie aeree e le assicurazioni cinesi, ma potrebbe indebolire esportatori e produttori cinesi di commodities. Dovrebbero risultare premiati anche i costruttori esteri di auto e i gruppi del lusso stranieri che hanno una fetta del mercato cinese. Chi ha più da guadagnare da uno yuan più forte sono le aziende che acquistano materie prime all’estero, come le linee aeree che acquistano carburante e i costruttori d’auto che comprano parti di ricambio. L’altra notizia significativa arriva dall’altra parte dell’emisfero. Le aziende brasiliane hanno intensificato il loro shopping negli Stati Uniti. Roba da ricchi: come amavano fare finora gli sceicchi o i magnati russi del petrolio. La brasiliana Marfrig ha acquistato la Keystone Foods per 1,25 miliardi dollari. Diventerà un fornitore delle più importanti catene americane di fast-food a cominciare da McDonald’s.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Investimenti: la Deltafobia

Asset allocation: Giappone, un mercato da sfruttare

Mercati: la navigazione si fa più complicata

NEWSLETTER
Iscriviti
X