L’economia mondiale è in ripresa?

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di Redazione 10 Settembre 2010 | 15:00
Ci sono alcuni segnali che lascerebbero spazio a un cauto ottimismo. Sono in molti però a temere nuovi rallentamenti dei mercati

Ci potrebbero essere segnali di speranza per la ripresa dell’economia globale. In Usa, secondo quanto emerso dalla lettura del Beige Book, il rapporto elaborato dalla Fed, l’economia statunitense nel corso dell’estate è cresciuta ad un ritmo “moderato”, anche se inferiore a quello registrato in primavera. Nel dettaglio, il settore costruzioni ha risentito della fine delle agevolazioni fiscali, mentre per quanto riguarda il credito, nonostante la domanda rimanga debole, la qualità del credito è leggermente migliorata. Dal punto di vista dei prezzi, le pressioni inflazionistiche sono
state definite “limitate”.

In Canada, la banca centrale ha alzato i tassi di interesse per la terza volta consecutiva portandoli all’1% dallo 0,75% precedente. L’istituto centrale ha tuttavia messo in guardia sulle possibili ripercussioni sulla ripresa canadese del rallentamento in atto nell’economia Usa, che assorbe tre quarti dell’export del paese. La Bank of Canada non ha dato indicazioni esplicite riguardo la prossima decisione, in ottobre, affermando che i tassi rimangono “eccezionalmente accomodanti” ma lasciando la porta aperta ad un’eventuale pausa nel ciclo di rialzi. La Banca canadese riconosce che le proiezioni economiche fornite in luglio sono troppo ottimistiche ma conferma che “la crescita dei consumi dovrebbe rimanere solida e gli investimenti delle aziende crescere in maniera decisa”.

In Europa, in linea con le attese, la Bank of England ha lasciato i tassi di interesse invariati allo 0,5% per il diciottesimo mese di fila. L’ammontare del quantitative easing rimane fermo a 200 miliardi di sterline. La mediana delle previsioni continua ad indicare il primo rialzo dei tassi, di un quarto di punto, al termine del secondo trimestre 2011.

In Giappone, rimane delicata la situazione economica e politica del Paese. Il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa ha ribadito la sua riluttanza a tornare a misure di alleggerimento quantitativo ma ha anche detto che la Banca Centrale sta soppesando le misure da prendere per gestire l’impatto economico per la forza dello yen. Sul fronte politico invece il primo ministro Naoto Kan sta cercando di difendere la sua leadership nel partito dall’offensiva del suo concorrente Ichiro Ozawa, in un voto interno al partito previsto per il 14 settembre. La BOJ ha intanto lasciato i tassi di interesse fermi allo 0,1% evitando di adottare un ulteriore stimolo monetario, dopo i provvedimenti presi la settimana scorsa in termini di estensione dei fondi per le operazioni di finanziamento alle banche. La Banca del Giappone ha tuttavia sottolineato di essere pronta ad intervenire in maniera rapida in caso di necessità.

In Cina, Xin Goubin, un dirigente del ministero dell’Industria di Pechino, ha dichiarato che la crescita del prodotto industriale cinese rallenterà, a livello annuo, al 10% nella seconda parte del 2010.

In Australia, la Banca Centrale ha confermato il tasso di riferimento al 4,5% per la quarta volta ma ha espresso toni di ottimismo sulle prospettive della domanda interna e dell’economia mondiale. La Reserve Bank of Australia, la prima Banca Centrale di un’economia avanzata ad aumentare il costo del denaro nell’attuale ciclo, con una stretta di 150 bp tra ottobre 2009 e maggio 2010 ha ribadito che la politica monetaria “è appropriata per il momento”. Pur notando le incertezze che fanno da sfondo alla situazione attuale, la banca centrale ha sottolineato come le forti esportazioni siano destinate a spingere la domanda interna in particolare gli investimenti delle imprese.

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