Le partite dell’autunno

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di Andrea Giacobino 16 Settembre 2010 | 09:00
La ripresa di settembre disegna lo scenario politico, economico e finanziario italiano denso di incognite. Anzitutto politiche se è vero che lo strappo consumato dal presidente…

…della Camera Gianfranco Fini rispetto al Popolo delle Libertà e al premier Silvio Berlusconi è atteso ai passaggi più cruciali. Parliamo dell’approvazione in Parlamento della manovra economica e della prosecuzione del via libera ai decreti attuativi del federalismo fiscale che sono nel cuore della Lega Nord e che sono la ragione ultima dell’appoggio “lumbard” all’esecutivo attuale. I finiani scissionisti garantiranno il loro voto a Pdl e Lega su questi e su altri temi spinosi come quelli legati alla giustizia (processo breve, legge sulle intercettazioni, ecc….), oppure cercheranno di sfiancare il governo in una guerra di logoramento?
E Berlusconi cercherà di forzare lo scontro fino al punto della rottura irreversibile per provare ad andare ad un voto che sulla carta – ma solo sulla carta – avvantaggerebbe la Lega e non si tramuterebbe invece – come pare più probabile – in un trionfo del crescente partito dell’astensione, persino con un premio riservato alle frange alla Beppe Grillo?
E in tutto questo scenario che ne sarà del fatidico terzo polo cui aspira il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, cui guarda con simpatia anche l’Api di Francesco Rutelli e Bruno Tabacci e che vede l’interesse pure di un potenziale leader come Luca Cordero di Montezemolo? “Last but non least”, il fattore Tremonti. Davvero il potentissimo ministro dell’Economia starà a guardare il possibile sfaldamento a fuoco lento della maggioranza o non proverà invece lui a succedere a Berlusconi, culmine del disegno di costruzione di una rete di potere iniziato da tempo? Partite ancora aperte non meno intessanti si giocheranno sullo scacchiere economico e finanziario del nostro paese.
Il prossimo 16 settembre gli azionisti di Fiat dovranno votare la suddivisione tra Fiat e Fiat Industrial, esprimendo un voto che sarà di assoluta “fiducia” verso le decisioni assunte dal gruppo presieduto da John Philip Elkann, visto che mancano i pro-forma dei consolidati dei due gruppi post-scissione (e quindi non si possono capire quali saranno i relativi equilibri finanziari) mentre il destino degli obbligazionisti è ancora avvolto nell’incertezza.
Ma quel che più importa sarà verificare se davvero la scissione avrà un effetto benefico sui due titoli e se, dal punto di vista industriale, l’a.d. Sergio Marchionne riuscirà – in presenza di un mercato auto italiano in crisi nera – a vincere la partita della rinascita di Chrysler, al di là della agiografia che già oggi circonda superSergio da destra (nonostante le lodi che riceve da un liberal come Barack Obama) e da sinistra (nonostante la sua strategia industriale italiana avvenga coi buoni vecchi metodi dei licenziamenti e della spaccatura del sindacato).
Alla prova del nove è atteso anche Cesare Geronzi, il presidente delle Assicurazioni Generali che, ad oltre 100 giorni del suo insediamento, poco o nulla ha fatto per imprimere il turbo al Leone di Trieste tanto che il titolo dal giorno del suo insediamento ha perso in Borsa quasi il 10%, con poca soddisfazione degli azionisti pesanti come Leonardo Del Vecchio e il gruppo De Agostini delle famiglie Boroli-Drago. Geronzi, che auspicava per Generali un ruolo “di sistema”, dice che il gruppo assicurativo ambisce a crescere in Sudamerica ma intanto l’unica operazione di sistema è stata di fornire un aiuto a Salvatore Ligresti sul dossier CityLife. E l’Ingegnere di Paternò si ricollega ad un’altra data importante del mese della ripresa, quando il 16 settembre scadrà il termine per dare eventuale disdetta da parte degli aderenti al patto di sindacato che regge le sorti di Rcs MediaGroup, colosso editoriale che controlla il “Corriere della Sera”; giornale più ambito da politica e finanza.

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