La finanza al bivio sulle regole

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di Matteo Chiamenti 28 Settembre 2010 | 09:30
Braccio di ferro in Europa fra i fautori di una politica penalizzante per la finanza e la linea più morbida assunta dalla BCE.

Continuano i battibecchi tra i poteri forti della finanza europea, in costante appoggio alla tradizione continentale che vede nel dibattito, molto spesso irrisolto, la sua principale forma espressiva di governo.

Il numero uno della BCE, Jean Claude Trichet, intervenendo al Parlamento europeo, come riportato da Teleborsa,  ha escluso la fattibilità della proposta avanzata dal Presidente francese Sarkozy di una imposta sulle transazioni finanziarie. Il motivo? Evitare una fuga di capitali e investimenti in altre aree del globo. E come potrebbe non essere così dato che l’ipotesi non è stata presa certo in considerazione da altri Paesi? Un no secco, dunque, ad una proposta che penalizzarebbe solo il Vecchio Continente, aggravando una situazione che resta piuttosto tesa.

Sul fronte tasse, Trichet boccia anche la proposta della Merkel, che era fra i fautori di un balzello sugli Istituti di credito. La BCE rietiene infatti che il settore è ancora troppo fragile e che il processo di aggiustamento ai nuovi parametri di Basilea 3, seppur molto graduale, costringerà molte banche ad ulteriori ricapitalizzazioni. Meglio mettere da parte, dunque, un’ipotesi che terrebbe ulteriormente sotto pressione il settore creditizio europeo, almeno sino a quando le banche non godranno di una salute migliore.

Invece, la linea di Trichet resta piuttosto dura nei confronti del problema dei deficit pubblici, facendo appello ad ulteriori sforzi per risanare i conti del Paesi a rischio e chiedendo che vengano predisposti meccanismi automatici o semi-automatici per le infrazioni. Una linea fortemente caldeggiata dalla Germania ed in contrasto con la posizione dell’Italia e della Francia. In quest’ottica il numero uno della banca centrale europea ripropone la creazione di una commissione di saggi incaricata di monitorare le finanze pubbliche. Quanto alle punizioni per i “rimandati”, ovvero per quei Paesi che dovessero sforate il tetto del rapporto deficit/PIL, Trichet accarezza l’idea di una sospensione dei diritti di voto.

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