Anche il Banco bacchetta Moody’s

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L’istiuto smentisce i recenti rumors di un aumento di capitale ma lascia aperta la porta a possibili dismissioni. E bacchetta Moody’s, dopo il downgrade di due giorni fa. Confrontando i dati patrimoniali…

di Redazione30 settembre 2010 | 10:00

Ancora una volta, il Banco Popolare smentisce un possibile aumento di capitale ma lascia la porta aperta sul fronte delle cessioni: pur precisando che la “sola trattativa” in corso riguarda la partecipazione in Banca Caripe, ricorda che “la dismissione di asset potrebbe costituire una delle possibili modalità di rafforzamento della propria base patrimoniale”. Ieri Milano Finanza citava la possibile vendita del Credito Bergamasco e della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno. Non solo, sulle questioni da chiarire c’è anche quella relativa al recente downgrade di Moody’s, che il Banco bacchetta. Esattamente come ha fatto la settimana scorsa il Monte Paschi di Siena. 

Riprendiamo il confronto con Moodys: un paio di giorni fa l’agenzia di rating aveva abbassato il rating da C- a D+ e rivisto l’outlook dei “deposit ratings” da “stabile” a “negativo”. Secondo il Banco Popolare, “tale decisione non tiene adeguatamente conto dei miglioramenti ottenuti dal gruppo nel suo profilo reddituale, nel profilo di rischio e nella posizione patrimoniale”. L’istituto ricorda le operazioni messe a segno da luglio 2009 a oggi: “il Banco – si legge in un comunicato – ha conseguito risultati di rilievo dal punto di vista della redditività (utile netto contabile 437 milioni, utile normalizzato 178 milioni), del riallineamento della performance della Banca Popolare di Lodi (impieghi verso clientela +9%, collocamento prodotti di investimento +32%, utile netto 44 milioni), del processo di derisking di Banca Italease (-1,6 miliardi di incagli e sofferenze da inizio anno), oltre ad avere consolidato i ratios patrimoniali prospettici con l’emissione di un prestito convertibile in grado di contribuire per circa 110 punti base al Core Tier 1 ratio”.

Confrontando i dati finanziari (comprensivi di Italease) al 30 giugno 2009 e al 30 giugno 2010, emerge un quadro a luci e ombre. Il margine finanziario è sceso a 965,8 milioni di euro da 1 miliardo di euro. Sono cresciute però le commissioni (a 635 da 590 milioni). L’utile è cresciuto a 436 milioni dai 204 milioni dello scorso anno (un dato difficilmente confrontabile sia per effetto del consolidamento di Banca Italease che per la presenza di significative componenti straordinarie).

Sul fronte patrimoniale, i coefficienti di solidità sono rimasti piuttosto stabili, nonostante i Tremonti bond: al 30 giugno il Banco presentava un core Tier 1 ratio al 6,1%, un Tier ratio del 7,6% e un Total capital ratio del 10,3%. Considerando la cessione di Factorit e la futura conversione del prestito obbligazionario convertibile, i coefficienti sono previsti in crescita al 7,3%, all’8,8% e all’11,6%. Al 30 giugno 2009 il core Tier 1, era pari al 6,2%, il Tier 1 al 6,6%, il Total capital ratio al 10,2%. Nel frattempo l’istituto ha emesso 1,45 miliardi di Tremonti bond che hanno rafforzato il capitale (ma che dovranno essere rimborsati) e dovuto registrare gli impatti negativi dello “squeeze out” delle minorities di Italease e dell’opzione put sulle quote di minoranza della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno.


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