Ballano solo le cifre

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di Redazione 7 Ottobre 2010 | 10:00
Settembre ha confermato l’impostazione generale dell’estate inoltrata, quando la stabilizzazione dello scenario si è accompagnata ad una crescente incertezza circa l’interpretazione dei dati macroeconomici di alterna natura, dividendo il mondo in ottimisti e pessimisti.

di Luca Lodi

Analogamente alle settimane precedenti si continuano ad alternare giudizi contraddittori sull’economia globale e in particolare si è assistito al tandem USA-Europa nell’occupare la posizione ora di traino ora di freno nel processo di uscita dalla crisi. Dopo qualche settimana di elogio unanime all’Europa germanocentrica, solida e in grado di crescere nonostante l’austerità, la situazione si è ribaltata su nuovi timori sul settore bancario e sul dato della produzione industriale teutonica più basso delle stime (+0,1%), per poi riassestarsi in occasione del recente nuovo rialzo delle borse. Infine il dato molto negativo sullo Zew tedesco (-4,3 contro le attese di 10,7) che è tornato sotto lo 0 e la parallela discesa dello stesso indicatore per l’area Euro hanno ridato forza ai pessimisti.

I dati delle ultime settimane hanno invece corroborato la fiducia nell’economia USA con una tendenza concorde al miglioramento. In luglio il deficit commerciale è calato (prima contrazione da 6 mesi) da 49,8 a 42,8 miliardi di dollari superando le stime degli analisti che erano più contenute. Le richieste di sussidio di disoccupazione si sono ridotte per 2 settimane consecutive (prima di 6.000 unità poi di 27.000) interrompendo un trend preoccupante. In crescita le spese per consumi (+0,4 in luglio in linea con le attese), l’indice immobiliare S&P/Case-Shiller (+4,2% a/a in giugno) e le vendite di case in via di definizione (+5,2% m/m a luglio); aumentano anche l’indice di fiducia dei consumatori (più del previsto da 51 a 53,5) e l’ISM manifatturiero per il quale ci si aspettava un calo (cresce invece da 55,5 a 56,3). Per quanto riguarda il nostro Continente valgono le parole del presidente dello ZEW (Wolfgang Franz) che parlando della Germania, sottolineando come il sentiment rilevato dall’istituto tra gli esperti finanziari rilevi una crescita nella percezione del rischio, conclude considerando contenute le probabilità di un double dip. Come non si deve eccedere nel pessimismo sull’Europa non si può fare il contrario riguardo agli USA. I dati elencati sono da considerare semplicemente rassicuranti e tali da estendere anche Oltreoceano la ragionevole aspettativa di lenta ripresa.

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