Nuovo disastro per British Petroleum

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di Eliana Pelucchi 19 Ottobre 2010 | 11:00
Non è più una cassaforte inviolabile

Il disastro ambientale è stato per mesi sotto gli occhi di tutti. Poi, come spesso accade in questi casi, all’annuncio che “la missione era compiuta”, ossia che dal fondo del mare non risaliva più verso la superficie la massa oleosa, dopo che per mesi tonnellate di petrolio sono state riversate nel Golfo del Messico, è calato il silenzio. Oggi, circolano notizie contrastanti. C’è chi dice che i famosi gamberi bianchi della Louisiana sono più buoni che mai. Dall’altro canto, invece, c’è chi sostiene che tutt’ora sulle spiagge della costa sudorientale degli USA si trovano ancora numerosi animali morti e che il mercato ittico sconta uno stato di profonda crisi. Eppure, secondo voci molto informate, la British Petroleum sta andando incontro ad un altro devastante disastro, questa volta finanziario. Anche nella City in molti si stanno convincendo che BP sia sull’orlo del precipizio e che se non ci sarà il fallimento quasi certamente dovrà essere venduta, magari spacchettando il suo impero, al miglior offerente. Per i fondi d’investimento britannico che hanno investito negli anni cifre ingenti nella BP, considerata una cassaforte inviolabile, il disastro ambientale nel Golfo del Messico è stata una vera e propria disfatta in termini finanziari. Sembra che un sesto di tutti i dividendi pagati negli States siano originati dalla BP. Fondi investimento che a loro volta avevano nelle mani porzioni fondamentali del patrimonio, delle azioni e quindi dei dividenti stessi di BP, che vedono giorno per giorno sempre più assottigliarsi.
In ambasce è anche il nuovo governo di David Cameron, al numero 10 di Downing Street si sostiene che BP non può scomparire, perché BP è di gran lunga uno dei maggiori contribuenti dell’isola e controlla una gran parte delle infrastrutture petrolifere del Regno Unito. Cameron ha annunciato che il suo governo farà tutto quanto è in suo potere per impedire una possibile vendita della BP a compagnie estere, specie quelle cinesi, arabe o russe.
Tuttavia, i suoi consiglieri considerano più fattibile la vendita a quelle americane, che servirebbe anche a calmare i bollori di Obama dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Con questi chiari di luna, Cameron sembra non avere troppe scelte. Prima o poi, dovrà intervenire con un nuovo pacchetto miliardario di salvataggio così come fatto da Brown per le grandi banche nel passato biennio. Una mazzata non indifferente sul Debito pubblico di Sua Maestà.

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