Derby a distanza

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di Redazione 5 Novembre 2010 | 10:00
Germania-Cina. Sarà la finale del prossimo mondiale di calcio? Macché. Sarà lo scontro di due economie e…

…due filosofie economiche che coinvolgerà il mondo nel futuro prossimo. I due paesi sono lontanissimi per storia e modello di sviluppo. Anche, se, negli ultimi due anni, sono riuscite sia la Germania sia la Cina a digerire pezzi di un passato indigesto e mettersi sulle gambe come un purosangue pronto ad affrontare il derby. La Germania, in venti anni è riuscita a recuperare il gap che gli derivava dall’aver inglobato la ex-Germania dell’Est. Per avere un’idea di quello che sono riusciti a fare i tedeschi, basta pensare a quello che non siamo riusciti a fare noi italiani.
La Germania dell’Est usciva da decenni di oscurantismo, di depressione, di un sistema che era la negazione dello sviluppo. In sostanza con l’unificazione, la ricca Germania dell’Ovest aveva sposato una donna poverissma e piena di cambiali da pagare che avrebbe potuto portarla al default. Invece, oggi, lo stato guidato da Angela Merkel è tornato a essere la locomotivoa d’Europa. È come se l’Italia del centro nord fosse riuscita a fare lo stesso con l’Italia del centro sud. Il Pil delle regioni settentrionali italiane è molto simile a quello della Germania e a quello del nord Europa. Il Pil delle regioni meridionali d’Italia è molto simile, invece, a quello della Grecia. Il raffronto tra Italia del Nord e Italia del Sud rappresenta una situazione economicamente paragonabile a quella tra Germnania dell’Ovest e Germania dell’Est 20 anni fa. Solo che i tedeschi in vent’anni hanno, di fatto, annullato il gap. Gli italiani, in 150 anni dall’unità d’Italia sono sempre lì. Anzi, per certi versi, il gap è aumentato, perché quando si resta fermi le differenze diventano sempre più evidenti. La Germania ha iniziato il suo processo di consolidamento economico proprio nel momento in cui la politica interna era più debole. Cioè quando si scoprì dalle urne che né socialdemocratici e né cristiano-democratici avevano la maggioranza. Da quella debolezza, dalla prospettiva di un paese ingovernabile, nacque un atto di responsabilità, di compartecipazione, con la nascita del primo governo di Angela Merkel di unità nazionale. In Italia sarebbe pensabile che due partiti antagonisti e alternativi collaborano lealmente per il bene, quello vero, del paese? Insomma la Germania è lì, come esempio, poco ripetibile ma, soprattutto, come paese sempre più guida di un continente, l’Europa, che ha troppe diversità per poter trovare un punto di stabilità. Dall’altra parte del mondo comanda l’ex-Impero Celeste. La Cina non è ancora uscita dalle pastoie del comunismo e si porta ancora dentro i cromosomi di una cultura illiberale, ma dal punto di vista economico ha fatto passi da gigante. Ogni giorno dalla Cina arrivano nuovi segnali di forza: mentre, per esempio, in tutto il mondo occidentale si teme la disoccupazione crescente, frutto della crisi economica, la Cina è in netta controtendenza. La disoccupazione è scesa al 4,1% della forza lavoro nel mese di settembre, con 9,05 milioni di persone registrate come disoccupate. Si tratta di un dato inferiore dello 0,1% alla precedente lettura di fine giugno. Nei primi nove mesi dell’anno in Cina sono stati creati 9,31 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane. Il mercato del lavoro sta crescendo più forte di quanto previsto dal governo. Pechino aveva posto come obiettivo del Paese per l’intero la creazione di 9 milioni di nuovi posti di lavoro.
Senza contare che i cinesi detengono gran parte del debito pubblico americano e con lo yuan tengono sotto scacco i mercati mondiali in quanto riescono a mantenere alto il livello delle esportazioni.
È vero che poi i cinesi non rispettano le regole dei mercati, che il costo del lavoro è bassissimo ma siccome i mercati sono impietosi quello che conta è il risultato. E il risultato è che la Cina ha il secondo Pil mondiale. È altrettanto significativo che se quel risultato viene diviso per numero di abitanti, il Pil pro-capite si abbassa vertiginosamente, ma anche qui, quello che dà la dimensione-paese è il dato aggregato, c’è poco da fare. Insomma due culture a confronto completamente diverse quelle di Cina e Germania, ma due locomotive che si troveranno a scontrarsi su un terreno nuovo: quello delle valute. Se finora la Cina ha giocato al gatto col topo con il dollaro Usa, chi potrebbe impedirle di attaccare anche l’Europa vista la sua crescente potenza finanziaria?
E la Germania, riuscirà a diventare il “generale” dell’esercito europeo che pare ogni giorno più diviso?

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