Franchi sempre più forti

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di Redazione 22 Dicembre 2010 | 08:00
Sebbene le borse asiatiche si muovano in maniera altalenante da inizio settimana, arrivano buone notizie dal Giappone.

Tutti siamo al corrente delle varie problematiche che stanno affliggendo l’economia mondiale e che stanno avendo effetti più o meno diretti sul mercato dei cambi. Ebbene, quando si creano degli squilibri di medio periodo sul mercato valutario, uno dei primi effetti si verifica sul commercio internazionale. A volte, l’eccessiva svalutazione o forza di una valuta, rispetto ad altre divise mondiali, può portare ad avere benefici piuttosto che problemi all’economia interna del Paese interessato, soprattutto a causa delle esportazioni ed importazioni.

In questa fase, ci troviamo al cospetto di molte situazioni del genere, una delle quali si sta verificando proprio in Giappone, dove sia contro euro, ma soprattutto contro il dollaro americano, lo yen ha raggiunto dei livelli di forza considerati dalla maggior parte degli analisti preoccupanti. Il fatto che la divisa nipponica sia vista ancora come valuta rifugio dal mercato, ha fatto sì che step by step, durante tutti i periodi in cui l’avversione al rischio ha determinato le mosse degli investitori (che vendevano rischio ed acquistavano safe heaven), si siano raggiunti livelli tali di sopravvalutazione da mettere in pericolo l’unica parte dell’economia giapponese che dal dopoguerra ha tenuto in piedi il paese: le esportazioni.

Se una valuta è forte rispetto a quella che gira nelle nostre tasche, andare ad acquistare nel Paese che detiene questa forza fa sì che si spendano più soldi rispetto a quelli che si sarebbero spesi se il rapporto di cambio tra le due divise fosse stato più bilanciato. Questo, nel momento in cui una delle maggiori entrate per il Paese è rappresentato dalla vendita di beni e servizi all’estero, può minare gli interi equilibri di funzionamento di un Paese.

EurChf – grafico settimanale

In Giappone, il dato sulle esportazioni per il mese di novembre ha fatto segnare un buon +9.1% (si tratta di una rilevazione tendenziale, ossia rispetto al mese di novembre del 2009), in crescita rispetto al +7.8% rilevato in ottobre. Le esportazioni sono cresciute soprattutto verso l’area euro ed in Cina e grandi colossi industriali come Komatsu e Honda prevedono che esse cresceranno ancora nei confronti dei vicini.

Questa crescita dell’export è dovuta  alla crescita globale, che sta ricominciando ad accelerare, anche se lievemente. I dati sostanzialmente non malvagi che arrivano dagli Stati Uniti ed il settore manifatturiero che in Cina è cresciuto per il quarto mese di fila, danno buone speranze al Paese del sol levante. Un’altra situazione che vede una valuta in posizione di forza eccessiva nei confronti dell’euro e del dollaro americano è il franco svizzero.

Abbiamo già avuto modo di ragionare sui possibili effetti di questa forza di franchi sull’economia elvetica nella newsletter di ieri, ora vogliamo soltanto notare come siano stati rotti ulteriori supporti dall’EurChf e la strada sembra ormai aperta verso ulteriori indebolimenti della moneta unica, che potrebbero accentuarsi anche a causa delle vendite di titoli di stato europei contestualmente alle vendite di euro contro franchi.

E’ interessante notare sul grafico in pagina anche la linea azzurra in sovrapposizione al grafico a candele, che ci mostra l’andamento del UsdChf. Questo ci fa comprendere come la pesantezza dell’euro, durante le ultime settimane, si sia fatta sentire in maniera particolare su EurChf, che può essere, come già sostenuto in precedenza, considerato a nostro parere come un benchmark di fiducia sull’area euro.

Passiamo ora ad osservare la situazione della moneta unica, nei confronti del dollaro americano.
In questo caso è ulteriormente riscontrabile la debolezza evidenziata nei giorni scorsi, con un eurodollaro che gravita nei pressi di 1.31. Ancora una volta ci affidiamo a ciò che ha “funzionato” bene nel recente passato: in questo caso troviamo una possibile resistenza odierna a 1.3180 (più volte supporto e resistenza statica), allargata sino a 1.3225 dalla linea di tendenza negativa che stiamo osservando da qualche giorno, con origine all’inizio di settimana scorsa.

Se la tendenza attuale dell’euro, chiaramente indirizzata a ribasso, nel breve non dovesse essere oltrepassata, ai livelli visti sopra, potremmo assistere ad un ritorno al di sotto di 1.30 figura, precisamente al minimo visto a cavallo tra novembre e dicembre, 1.2970. 
Ancora nulla di nuovo è emerso, parlando del cambio UsdJpy.

Continuiamo ad insistere sulla tendenza positiva iniziata quasi due mesi fa, che per oggi indica un livello di supporto a 83.45, mentre la resistenza chiave si trova al di sopra di 84.15. Ancora una volta suggeriamo di prestare la massima attenzione poiché il trading range si è ulteriormente ridotto.
Nuova prova di rottura del cambio EurJpy del minimo toccato già lunedì a 109.60. Il rimbalzo perfetto, andato a confermare quanto già visto all’inizio di dicembre, rafforza i valore di questo livello.

Anche in questo caso ci dobbiamo ripetere, indicando in 110.50 il livello obiettivo più importante nel breve.
Situazione molto a rischio quella in cui si trova il cable. La pubblicazione infatti delle minute dell’ultima riunione della BoE, oggi alle 10.30 (ore italiane), potrebbe infatti, se dovesse emergere un tono minimamente negativo, far accelerare ulteriormente il movimento negativo iniziato la settimana scorsa: un movimento di questo tenore potrebbe andare a concludere la propria corsa sul livello di minimo visto dal cambio a settembre, 1.53 figura.

Il discorso potrebbe essere differente se, ovviamente, dovessero emergere dei risvolti positivi: in questo caso avremmo l’allontanamento dall’area di ritracciamento di Fibonacci a cui ci stiamo affidando da giorni (1.5490, 38.2% del movimento rialzista compreso fra 1.4225 e 1.63).
Passiamo ad osservare il cambio GbpJpy, dove siamo giunti prossimi al supporto di 129.30-50, minimo di fine novembre e dei primi di dicembre. Il rimbalzo, seppur lieve, registrato sino ad ora potrebbe far ben sperare sulla tenuta di questo livello, che potrebbe ricondurre i prezzi nel breve sino a 130 figura.

Ancora qualche passo in avanti, per il dollaro australiano nei confronti del biglietto verde. Per un definitivo superamento del livello chiave della parità ci attendiamo che tenga il supporto di breve a 0.9940-50.
Concludiamo con il cambio UsdCad, dove abbiamo visto ancora ieri quanto il livello di 1.02 sia sentito dal mercato. Consideriamolo ancora come livello più importante per assistere ad una ripresa del biglietto verde, mentre sino a che non sarà superato estensioni ribassiste in direzione della parità sono sempre dietro l’angolo.

Per chi volesse ulteriori approfondimenti, vi aspettiamo alle 9 puntuali per il nostro Morning Briefing in webinar: http://forexforums.dailyfx.com/analisi-live/244106-analisi-live-del-mercato.html

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