Passa tutto dal debito pubblico

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di Redazione 16 Febbraio 2011 | 09:30
Sono almeno 15 anni che il Pil italiano non cresce più dell’1,5-1,7% annuo

Il reddito degli italiani, secondo i conti regionali rilevati dall’Istat, è sceso nel 2008-2009 del 2,7%: non accadeva dal 1995. La flessione ha colpito maggiormente il Nord-Ovest, in specie Piemonte e Lombardia, dove si è registrato una diminuzione del 4,1%. Eppure l’economia si è rimessa in moto grazie al buon andamento delle esportazioni. I consumi interni, però, continuano a flettere, la disoccupazione cresce, così come cresce il ricorso alla Cassa Integrazione.
Il Pil del 2010, e quello previsto per il 2011 e 2012, non aumenta più dell’1,1-1,2%. Indipendentemente dalla politica attendista del Governo, il rapporto debito/PIL è destinato ad i incrementare. La crudezza dei numeri stende un velo pietoso sulla finanza pubblica. Nel 2005 il debito pubblico era 1.512.779 miliardi di euro ed il prodotto lordo 1.429.479 miliardi di euro con un rapporto pari 105,8%. Nel 2010 il debito è stimato in circa 1.838.00 milioni di euro e il prodotto lordo circa 1.550.000 mld di euro con un rapporto del 118%. Il debito è cresciuto quasi tre volte il prodotto. E meno male che ci sono stati i tagli della spesa pubblica, altrimenti non si sa dove saremmo andati a finire. La spesa per interessi sui titoli di Stato è costata, nel 2010, circa 70 miliardi di euro. Purtroppo questo importo è destinato a salire perché, da tempo, si assiste ad uno strisciante aumento dei tassi di interesse sui mercati finanziari e perché i destabilizzanti fatti del Nord Africa provocheranno tensioni inflazionistiche per l’aumento del prezzo del petrolio. Ci sono diverse cose da capire: come saranno finanziati il piano del sud, il piano casa, gli investimenti nelle infrastrutture, diminuiti, nell’ultimo triennio, di più del 20% e così via. Non solo, bisognerà anche sapere come si farà a rientrare nei limiti del 60% del debito pubblico, come richiede, con insistenza, l’Unione Europea.
Come reperire risorse per sostenere i consumi interni riducendo la pressione fiscale a famiglie, pensionati ed imprese da un lato e dall’altro come conciliare l’intervento pubblico con l’indilazionabile necessità di far crescere la spesa pubblica meno della crescita del Pil, osservando un piano di riduzione del debito.
È uno sforzo sovrumano. Basta solo un esempio per valutare la dimensione del problema. In caso di incremento dei tassi di un punto percentuale la spesa per interessi aumenta di circa 10 miliardi di euro annui. La riduzione del debito pubblico non dovrà essere rispettata solo perché lo chiede l’Unione Europea. È un’esigenza primaria, inderogabile, a cui non possiamo sottrarci se vogliamo uscire dal pantano della stagnazione.

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