Storia delle carestie

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di Biagio Campo 6 Giugno 2011 | 08:00
Agricoltura, aumento della popolazione, cambiamenti climatici, materie prime e nuove energie rappresentano i principali temi d’investimento per il futuro. Il libro edito da Il Mulino fornisce interessanti spunti a riguardo.

“Perfino l’Africa, il più vulnerabile dei sette continenti, nell’ultimo decennio è stata colpita da carestie giudicate minori in base agli standard storici, oggi le carestie sono meno frequenti rispetto al passato e meno probabili in futuro”, questa è la tesi sviluppata dal libro “Storia delle carestie”, edito da Il Mulino e scritto da Cormac O’ Grada, docente di Economia all’University College di Dublino.

“In passato le carestie erano legate a raccolti magri, mentre un tratto distintivo delle carestie del Novecento è il legame con le guerre e l’ideologia, piuttosto che con la povertà dei raccolti in sé”.

Le prime carestie di cui si ha notizia, tutte associate a lunghi periodi di siccità, “sono citate nelle stele egizie risalenti al 3.000 a.C.”, tuttavia risulta molto difficile identificare la periodicità di tali eventi nel corso della storia. “Nell’antica Roma, durante i periodi di pace le carestie erano un evento raro, ma divamparono nel corso delle guerre puniche e delle guerre civili”, anche le polis greche furono risparmiate da crisi alimentari. Malthus sosteneva che nell’Europa moderna “certi stati forse non avevano mai conosciuto la carestia vera e propria” ed uno studio sulle temperature medie dell’Inghilterra, a partire dal 1659, evidenzia come non vi furono annate consecutive con risultati estremi, ovvero negativi per i raccolti. Al contrario è probabile che in Africa e Asia le carestie furono frequenti.

Adam Smith sosteneva che le carestie “che avevano colpito l’Europa all’inizio dell’epoca moderna erano state provocate esclusivamente dalla violenza dei tentativi dei governi di rimediare, con mezzi impropri, ai disagi causati dalla scarsità di cibo, ma tale affermazione vale molto di più per il Novecento che per il Seicento e Settecento”. Negli ultimi quattro secoli le carestie più gravi sono associate a errori di politica economia dei regimi comunisti, che causarono in Russia, tra il 1921 ed il 1922, 9 milioni di morti, tra il 1932 ed il 1933, 5-6 milioni di decessi, mentre il Cina, tra il 1959 ed il 1961, il bilancio fu di 15-25 milioni di vittime.

Il progresso delle comunicazioni, della medicina, dei sistemi di trasporto, delle tecniche di agricoltura (“in paesi un tempo vulnerabili come Cina e India oggi la produzione agricola risulta in esubero rispetto alla popolazione, in Cina la produzione alimentare pro capite è attualmente tre volte quella di quarant’anni fa, mentre in India l’aumento è stato pari a un terzo”), una maggiore attenzione da parte dei governi alle politiche economiche, un sistema internazionali di aiuti, un aumento della ricchezza (“oggi il Pil mondiale pro capite è triplicato rispetto agli anni Cinquanta e quadruplicato rispetto all’inizio del secolo, il Pil cinese pro capite è tre volte maggiore di quello registrato negli USA nel 1820 e quello indiano lo supera del doppio”) ed un’attenuazione della crescita demografica (“in Africa il tasso di crescita passerà dal 2,5% del secolo scorso all’1,4% del prossimo”) portano l’autore a sostenere che in futuro sarà possibile risolvere il problema delle carestie.

I cambiamenti climatici rappresentino un elemento in grado di portare cambiamenti nella geografia globale della produzione alimentare e dell’insediamento umano, che tuttavia non preoccupano eccessivamente O’ Grada, che osserva come il tanto temuto fenomeno di desertificazione non è irreversibile, come dimostra l’aumento della vegetazione del Sahel negli ultimi quindici anni. “Prima dell’avvento della moderna epoca industriale, i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera si sono aggirati per secoli intorno alle 280 particelle per milione. Oggi essi superano le 380 particelle”, e per la fine del secolo si stima un dato pari a 650-970 particelle per milione. “Un tale incremento provocherebbe un innalzamento della temperatura media mondiale tra 1,4 e 5,8 gradi centigradi”.

Secondo “le definizioni della Fao, nel mondo, ci sono ancora circa 800 milioni di persone malnutrite. Mentre le cifre assolute aumentano, le proporzioni diminuiscono: la percentuale di malnutriti nel mondo meno sviluppato è calata, passando dal 29% del 1979-1981, al 20% del 1990-1992, al 17% di oggi”. Il progresso è stato più forte in Asia che in Africa, tuttavia il continuo aumento dei prezzi delle materie prime può portare a nuovi scenari negativi.

Lo studio della storia delle carestie attinge da molte discipline, tra cui medicina, demografia, meteorologia, economia, sociologia, antropologia e patologia delle piante, per questo il libro rappresenta un’interessante lettura, nella quale non mancano numerosi dati analitici, così come elementi derivanti dalla tradizione orale e dalla memoria popolare, in grado di colmare alcune lacune della documentazione scritta.

Inoltre l’edizione è un importante strumento per valutare temi d’investimento quali agricoltura, aumento della popolazione, cambiamenti climatici, materie prime e nuove energie offerte attraverso, Etf, Etc, certificati e fondi comuni.

 

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