Cosa fare con le nuove tasse sul risparmio?

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Avatar di Redazione 10 Agosto 2011 | 06:35
Quale effetto avranno sui risparmi il superbollo sui depositi titoli appena entrato in vigore e la riforma della tassazione del risparmio che si affaccia nuovamente sull’agenda del Governo?

Per discuterne, occorre mettere da parte i determinismi causa-effetto che mal si adattano alla complessità e all’interdipendenza dei mercati finanziari e alle distorsioni cognitive che caratterizzano i comportamenti dei soggetti che vi operano, tra i quali vi sono anche i risparmiatori. Ecco alcune riflessioni sulla delega per la riforma fiscale e assistenziale messa a punto dal Ministero dell’Economia (approvata in Consiglio dei Ministri il 30 giugno, approdata a Montecitorio il 29 luglio, e che nella migliore delle ipotesi comporterà variazioni a partire dal 2012) e sulla manovra di stabilizzazione approvata definitivamente dalla Camera il 15 luglio (è quella che riguarda il rincaro dell’imposta di bollo sui depositi titoli).

L’entrata in vigore della manovra di stabilizzazione ha creato non poche complicazioni perchè ha coinciso con il periodo in cui le banche inviano ai clienti le comunicazioni semestrali o trimestrali (al 30 giugno) sui depositi titoli. La Circolare 40 dell’Agenzia delle Entrate del 4 agosto chiarisce che l’aumento del bollo decorre dalle comunicazioni (estratto conto titoli) inviate dal 17 luglio. La stessa circolare stabilisce che per le comunicazioni inviate dal 6 al 16 luglio si applicano le imposte previste dal DL 98. Per quelle inviate dall’1 al 5 luglio è stato applicato il regime precedente. I clienti delle banche tempestive nell’inviare la comunicazione semestrale o trimestrale hanno quindi beneficiato di un rinvio dell’aggravio alla prossima scadenza.

1) Se sarà confermato che l’aliquota 12,5% resterà solamente per i titoli di Stato e i buoni postali, è difficile immaginare che possa essere applicata un’aliquota superiore a tutti i titoli equiparati come i titoli di Stato degli altri Paesi dell’Unione europea e le obbligazioni di enti sovranazionali. Ciò per non introdurre discriminazioni difficilmente conciliabili con i principi comunitari (per altro fattispecie prevista dalla bozza di delega). Quindi il possibile effetto lesivo sui risparmi non riguarderà una fetta tutt’altro che trascurabile degli strumenti tipicamente utilizzati dai risparmiatori.

2)  La maggior parte dei volumi trattati sui titoli di Stato italiani è dovuta a negoziazioni di soggetti istituzionali lordisti, quindi del tutto indifferenti a variazioni delle ritenute fiscali applicate ai privati. Ciò vale non solo per l’MTS, mercato all’ingrosso per definizione, ma in buona parte anche per il principale mercato al dettaglio, il MOT. Il controvalore medio per contratto dei titoli di Stato italiani scambiati sul MOT tra gennaio e maggio 2011 è stato di  62.592 euro, importo al di fuori della portata della gran parte dei risparmiatori e che quindi potrebbe segnalare una consistente presenza di operatori istituzionali. In ultima analisi: i prezzi dei BOT, dei CCT e dei BTP sono determinati dagli scambi di banche, fondi comuni, hedge funds e fondi pensione (tutti lordisti!), non dalle negoziazioni del signor Rossi.

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