Vontobel, un passo indietro dei politici farebbe bene all’economia

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di Redazione 11 Ottobre 2011 | 12:40
Francesco Tarabini Castellani, Country Head per l’Italia di Vontobel, esprime alcune riflessioni circa gli ultimi avvenimenti registrati a livello di politica monetaria…

Francesco Tarabini Castellani, Country Head per l’Italia di Vontobel, esprime alcune riflessioni circa gli ultimi avvenimenti registrati a livello di politica monetaria, commentando le reazioni presenti e future dei mercati finanziari .

“La mancanza di una forte presa di posizione da parte dei principali registi della sorte dell’euro e dell’Europa – la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy – hanno spinto il britannico David Cameron, premier di un pese le cui esportazioni verso l’UME ammontano al 40% del totale, ad uscire allo scoperto con forti dichiarazioni sulla crisi europea e mostrando una visione di fondo in comune a quella del presidente statunitense Obama.

La ripetizione di stress tests europei più credibili seguiti da una ricapitalizzazione delle banche e un salvagente intorno alla Grecia, per evitare il contagio alla più sistemica penisola italiana, dotandosi di un fondo salva-stati – EFSF – con poteri ampliati in modo da poter intervenire per 2 trilioni, sono i passi fondamentali. Peccato che al di là di queste esortazioni non segua un commitment sostanziale – ossia economico – di sostegno alla zona euro, oltre a quello finora previsto come partecipante del FMI.

Sui rimedi si può anche concordare, il vero problema viene nell’implementarli… Se le banche europee sono “tecnicamente fallite” e hanno bisogno di una ricapitalizzazione per salvarle dalla crisi di liquidità generata dalla diminuzione della loro credibilità, a sua volta generata oltre che dall’aumento delle insolvenze, dagli investimenti effettuati in titoli di stati ora divenuti “a rischio”, la soluzione non è certo quella che la Merkel ha addetto a inizio settimana.

Che ogni banca inizi col farsi una analisi di coscienza e, se non riesce a cavarsela da sola con un aumento di capitale, richieda l’aiuto del suo Stato è un approccio piuttosto irrealistico: quale banca, nella già elevata diffidenza del sistema, si punterebbe da sola i riflettori addosso dichiarandosi in difficoltà? Sarebbe sbranata dal mercato. E parimenti è paradossale che l’aiuto nel ricapitalizzare le banche dovrebbe – secondo questo approccio – venire da quegli stessi Stati i cui debiti – ora a rischio – in pancia alle banche sono la causa stessa della loro fragilità!

Senza unione fiscale europea non se ne esce…e il paradosso è che le scelte coraggiose e lungimiranti che tutti ci aspettiamo dai nostri politici degli stati europei, per funzionare implicherebbero per definizione la remissione dei loro poteri nel conferirli ad un organismo centrale fiscalmente competente per tutta l’area! Sarà la classe politica cosi lungimirante o folle per il bene collettivo del Paese da arrivare ad abdicare?”

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