Risparmio gestito, la view di Threadneedle sul sud America

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di Maria Paulucci 14 Ottobre 2011 | 15:02
La crescita dell’America Latina potrebbe superare quella dei Paesi avanzati per alcuni decenni

I mercati azionari emergenti, e in particolare quelli dell’America Latina, hanno subito forti pressioni durante la recente ondata di volatilità che ha investito i mercati finanziari globali. Tuttavia, scrive Daniel Isidori, fund manager di Threadneedle, “l’epicentro del terremoto che nelle ultime settimane si è abbattuto sui mercati finanziari non si trova in America Latina, ma dall’altra parte del mondo. Se da un lato gli investitori sono sempre più preoccupati per la crisi del debito sovrano che da alcuni anni affligge l’area euro, dall’altro le economie dell’America Latina continuano ad avere solidi fondamentali”.

“Allora perché gli investitori stanno penalizzando l’America Latina?”, si chiede Isidori. I motivi principali sono due. “Primo, l’America Latina e altri mercati emergenti sono considerati particolarmente esposti a un rallentamento della crescita globale, ma questa impressione non tiene conto della crescente importanza dei consumi domestici in tali economie. Inoltre, per quanto la crisi finanziaria globale del 2008 abbia sicuramente colpito l’attività economica dell’America Latina e dei mercati emergenti, queste nazioni hanno continuato a registrare notevoli tassi di crescita negli ultimi anni, mentre la crescita degli Stati Uniti e di molti paesi dell’eurozona è rimasto anemica, se non addirittura negativa”.

Secondo, continua Isidori, “gli investitori considerano ancora la regione intrinsecamente più rischiosa rispetto ai mercati avanzati, nonostante i fondamentali economici dell’America Latina sembrino suggerire il contrario. A quanto pare le opinioni degli investitori non hanno tenuto il passo con gli sviluppi che hanno interessato la regione, dove attualmente le economie e le imprese sono gestite assai meglio rispetto al passato”.

“Il settore bancario, causa di tanta preoccupazione in Europa, è un esempio lampante di questo fenomeno. Gli istituti finanziari brasiliani, per esempio, fondamentalmente solidi, nelle ultime settimane sono stati oggetto di massicce vendite in quanto gli investitori guardano ormai con sospetto alle banche di tutto il mondo. Questo per via dei problemi delle banche statunitensi ed europee, che a causa di un’errata gestione si sono ritrovate fortemente esposte ai titoli tossici dei mutui subprime Us e ai titoli degli emittenti sovrani dell’eurozona. Invece le banche dei mercati emergenti, comprese quelle dell’America Latina, hanno adottato un approccio assai più prudente alla concessione di credito”.

In conclusione, termina Isidori, “la crescita dell’America Latina potrebbe superare quella dei Paesi avanzati per alcuni decenni, offrendo un solido sostegno agli utili e quindi alle quotazioni azionarie. Inoltre, anche se la crescita globale dovesse effettivamente subire una sensibile diminuzione, la forte domanda interna dovrebbe sostenere alcuni selezionati titoli nel settori dei beni primari come generi alimentari, bevande e abbigliamento”.

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