Financière de l’Echiquier: ricapitalizzare le banche, attrici e vittime della crisi

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di Redazione 18 Ottobre 2011 | 10:42
Didier Le Menestrel, Presidente di Financière de l’Echiquier, si interroga sul ruolo degli istituti di credito partendo da un racconto arabo…

Le banche europee, al tempo stesso attrici e vittime della crisi, devono essere dotate di liquidità e ricapitalizzate. Questa l’indicazione che emerge dalla lettera mensile di Didier Le Menestrel, Presidente di Financière de l’Echiquier, che si interroga sul ruolo degli istituti di credito partendo da un racconto arabo.

“C’erano una volta, a Baghdad, un Califfo e il suo Vizir. Un giorno, il Vizir si presentò davanti al Califfo, tutto pallido e tremante: “Perdona il mio pavento, Luce dei Credenti, ma davanti al Palazzo una donna mi ha urtato nella folla. Mi sono voltato: e questa donna dalla carnagione chiara, i capelli scuri e la gola velata da una sciarpa rossa era la Morte. Vedendomi, ha fatto un gesto verso di me. Poiché la morte mi cerca qui, Signore, permettimi di fuggire e di nascondermi lontano, a Samarcanda. Se faccio presto, vi arriverò prima del calar del sole”. Detto questo, si allontanò al galoppo con il suo cavallo e scomparve in una nuvola di polvere verso Samarcanda. Il Califfo allora uscì dal Palazzo e incontrò a sua volta la Morte. Le chiese: “Perché spaventare il mio Vizir che è giovane e robusto?” E la Morte rispose:”Non ho voluto spaventarlo, ma vedendolo a Baghdad, il mio è stato un gesto di meraviglia, poiché lo attendevo questa sera a Samarcanda”.

Dall’inesorabilità del destino rievocata in questo racconto alle angosce del settore bancario, non vi è che un passo, commenta il presidente di Financière de l’Echiquier. “Dopo l’eccessiva diffusione di asset “tossici” e l’impiego di leve troppo importanti, abbiamo tutti applaudito nel 2009 e nel 2010 il ritorno all’ortodossia finanziaria nel settore. Incoraggiata dalle regole di Basilea 3 la maggior parte delle banche europee ha accumulato senza battere ciglio debiti sovrani, pensando così di mettersi al riparo dal rischio e credendo, in tal modo, di conformarsi a tale ortodossia. Questo movimento verso i titoli di Stato dell’area euro è un po’ come la fuga a Samarcanda: tutte le banche europee oggi sono imbarazzate a causa di questi asset teoricamente senza rischi”.

“La valorizzazione dei debiti sovrani è rimessa improvvisamente in discussione dal mercato, fenomeno misurato ed amplificato dai famosi CDS(2) (assicurazione su un rischio di inadempienza), che riflettono all’eccesso le inquietudini degli investitori. Il CDS Francia oggi costa il doppio rispetto al CDS DANONE! Senza rimettere in discussione la solidità del gruppo agro‐alimentare, vi pare ragionevole? Su questo stesso tema, il CDS Italia vale il doppio di quello della Colombia: si dorme molto meglio prestando il proprio denaro ai Colombiani piuttosto che agli Italiani? Nel racconto la morte fa una sola vittima: il Vizir. Nel nostro mondo bancario, invece, la vittima si chiama Dexia e non ci rimane che sperare che sia l’unica”.

“Ma poiché i processi incantatori non bastano, ricordiamo ai nostri politici che debiti europei e banche sono ormai legati da un destino comune. Contrariamente alla crisi dei mutui subprime, che in un certo senso era stata “costruita” dagli istituti bancari, quella che oggi ci preoccupa è innanzitutto una questione di Stati troppo spendaccioni! Le banche europee, tanto attrici quanto vittime dell’attuale situazione, devono essere “mantenute a Palazzo”, ovvero devono essere dotate di liquidità e ricapitalizzate, se necessario. Smettiamola con gli indugi e gli adeguamenti normativi pro-ciclici, solo così cesserà l’inesorabile galoppata e si potranno salvare sia le banche che i debiti di stato europei. Il costo del salvataggio sarà elevato ed intaccherà a lungo la crescita, ma sarà salutare per l’economia nel suo complesso e per le nostre aziende preferite, in particolare”.

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