Milano sprofonda con Intesa -16%, vola spread Btp-Bund

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di Redazione 2 Novembre 2011 | 07:42
Gli investitori tornano a vendere a piene mani azioni e titoli di stato italiani nel timore che la crisi del debito sovrano greco possa sfuggire di mano

La decisione di Papandreou di indire un referendum popolare sulle misure di austerity legate al nuovo piano di aiuti alla Grecia manda in tilt i listini del vecchio continente e fa temere un effetto-contagio per Spagna e Italia. Così a fine giornata a Piazza Affari l’indice Ftse Italia All-Share crolla sui 15.798,69 punti (-6,13%), mentre l’Ftse Mib cade a quota 14.928,24 (-6,80%) e l’Ftse Italia Star limita i danni come può in area 9.682,40 (-3,93%).

Tra i più bersagliati dalle vendite vi sono ancora una volta i titoli finanziari, che devono ora affrontare il rischio concreto di un default di Atene che potrebbe rivelarsi più pesante di un “haircut” al 50% dei rimborsi dei titoli di stato greci, come ipotizzato solo la scorsa settimana. A fine giornata i peggiori sono Intesa Sanpaolo (-15,8%), UniCredit (-12,44%), Fondiaria-Sai (-11,50%), Mps (-10,20% e nuovo minimo storico) e Fiat (-9,46%), che come soffre le incertezze sulla tenuta del quadro macroeconomico e quindi dei target per il 2012 del gruppo, mentre nessuna blue chip riesce a mantenersi sui livelli della vigilia.

Sempre tra i finanziari perdono ampiamente quota anche Banco Popolare (-8,98% ed anche in questo caso nuovo minimo storico), Bpm (-7,81%), Ubi Banca (-6,81%) e Mediobanca (-4,86%), con Azimut in rosso dell’8,41% e Mediolanum che ha chiuso a -5,64%, mentre tra gli altri titoli del gruppo Agnelli Fiat Industrial termina a -5,95% ed Exor a -7,42%, nonostante in giornata Chrysler abbia diramato i dati di vendita di settembre che hanno visto un incremento del 27% (consensus: +28%) su base annua delle immatricolazioni a 114.512 veicoli. Si tratta del miglior risultato ottenuto dall’ottobre del 2007, trainato dall’andamento del settore retail (che ha segnato in rialzo del 40% annuo).

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