Eliminare le lobby non è difficile

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Avatar di Redazione 22 Dicembre 2011 | 10:33
Una soluzione c’è per debellare i privilegi e il nepotismo all’italiana…

La manovra salva Italia si è ridotta a una spremitura di tasse, pochi tagli alla spesa e ancora meno provvedimenti per lo sviluppo. Tra questi s’inseriscono le liberalizzazioni, però queste languono. Le lobby, che peraltro sono sempre esistite, hanno gioco ancora più facile con un governo definito tecnico con maggioranza politica: questa alla fine è la realtà effettuale, direbbe Machiavelli. Si rischia quindi di finire nella solita palude d’interessi contrapposti e di vanificare quanto è stato fatto finora. Anzi, a questo punto, non ci sarebbe neanche più bisogno di un governo: sarebbe semplicemente la fine.

Occorre quindi che si trovi una qualche via di uscita per impedire che 50.000 edicolanti o i taxisti o altri gruppi di pressione più potenti o numerosi blocchino qualsiasi possibilità di riforma e soprattutto di ripresa. Fatte le debite proporzioni, ci troviamo di fronte a un processo di pesante aggiornamento di tutto il nostro sistema economico/politico che potrebbe quasi ricordare le quattro modernizzazioni (industria, agricoltura, ricerca, difesa) che il Partito Comunista cinese adottò dopo la morte di Mao. Quello però non era un sistema democratico e l’autorità poteva permettersi di agire senza concertazioni, lobby e altri vincoli. La democrazia comporta tanti limiti e quindi bisogna trovare un modo d’agire che sia rispettoso delle regole e nello stesso tempo consenta di uscire dalla palude lobbistica. Allora vogliamo provare a fornire un piccolo suggerimento al nostro primo ministro.

C’è un provvedimento legislativo a costo zero e senza un impatto immediato su alcuna lobby, ma che in realtà può veramente scardinare tutto il sistema dei privilegi. Si tratta di un provvedimento in conflitto d’interessi del presidente del consiglio, ma poiché in qualche modo andrebbe contro i suoi interessi universitari, non vi sarebbe nulla da dire. Il consiglio dei ministri è pieno di professori e sarebbe un bellissimo esempio che questi approvassero una norma così drastica contro il loro interesse. Inoltre tutti i veri liberisti, quelli alla Einaudi per intenderci, invocano questa norma. Si tratta di un articolo unico: “È abolito il valore legale del titolo di studio”. Il costo di una simile legge è pari a zero. Forse si risparmia pure qualcosa nelle università.

Nessuna lobby si potrebbe opporre a una simile norma. A che titolo lo farebbe? Solo quella dei professori lo potrebbe fare, ma questo è il governo dei professori! Dopo questa legge però ci sarebbero conseguenze piuttosto importanti anche se non immediate; alcune dovrebbero essere disciplinate da successivi interventi o, perché no, dal mercato. In primo luogo sarebbe una bella scossa per le università costrette non più a sfornare laureati nel maggior numero possibile, ma a formare laureati della migliore qualità possibile in grado di trovare quanto prima un lavoro adeguato alla loro formazione. Almeno le facoltà si ridurrebbero di numero e forse anche le università. In ogni caso, vi sarebbe una precisa classificazione secondo il loro valore. In ogni caso la qualità aumenterebbe. Anche lo s t a t o avrebbe una bella scossa. Il sistema dei concorsi, tuttora la base del reclutamento quantitativo degli statali, dovrebbe essere rivisto e forse s’incomincerebbe a modernizzare uno stato che nelle sue linee essenziali è tuttora quello napoleonico.

Da ultimo, ma tantissime altre situazioni sarebbero toccate da un simile provvedimento, gli ordini professionali dovrebbero per forza autoriformarsi o essere riformati, magari fino alla cancellazione e alla loro sostituzione con forme più moderne di organizzazione professionale. Una volta che questi, e altri, settori fossero impegnati a riformarsi, sarebbe molto più agevole procedere alle modernizzazioni che l’Europa e la situazione ci richiedono. Già procedere con tre modernizzazioni (università, stato, ordini professionali) sarebbe un passo enorme e il mercato lo riconoscerebbe subito, dando credito anche alle successive riforme.

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