Nasce il primo registro dei lobbisti in Italia

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di Biagio Campo 7 Febbraio 2012 | 08:30
Ora tocca al Parlamento istituire presso la Camera e il Senato un registro obbligatorio per i lobbisti che devono dialogare con senatori e deputati, con obbligo di rispetto di un codice etico. Dalla regolamentazione del lobbying il Chiostro stima un aumento dell’1% del Pil e la creazione di 30.000 posti di lavoro.

I lobbisti riuniti nell’associazione Il Chiostro, per la trasparenza delle lobby, esprimono grande soddisfazione e apprezzamento per la decisione del ministro delle Politiche Agricole Mario Catania che ha istituito, all’inizio del mese di febbraio, il primo registro dei lobbisti nella storia dei governi italiani.

“E’ un precedente importante che segna una svolta irreversibile nella battaglia che da anni Il Chiostro conduce per riconoscere e regolamentare l’attività di rappresentanza di interessi, ha dichiarato Giuseppe Mazzei presidente del Chiostro”.

“Auspichiamo che la Presidenza del Consiglio emani una direttiva  affinché tutti i Ministeri istituiscano registri obbligatori per i lobbisti che intendono interloquire con i loro uffici. Chiediamo anche che venga prevista l’adozione di un codice etico, corredato da sanzioni per chi non lo rispetta” ha aggiunto Mazzei.
 

“Ora tocca al Parlamento. Proponiamo che venga istituito subito presso la Camera e il Senato un registro obbligatorio per i lobbisti che devono dialogare con senatori e deputati, con obbligo di rispetto di un codice etico. Si potrebbe inserire un emendamento in questo senso nel disegno di legge anticorruzione in corso di approvazione, prosegue  Mazzei”.
 
Dalla regolamentazione del lobbying possono trarre vantaggi tutti gli agenti produttivi di ricchezza per il sistema economico nazionale, che nella massima trasparenza sono in grado di far emergere i propri interessi, nei confronti di coloro che si avvantaggiano da situazioni di rendita di fatto, ma anche nei confronti delle istituzioni pubbliche.
 
“Un’attività di lobbying trasparente, con eguaglianza di opportunità, più diffusa e professionale migliorerebbe il funzionamento della concorrenza, creerebbe maggiori possibilità di sviluppo per il tessuto industriale delle piccole e medie aziende che stentano a far sentire la propria voce presso i decisori pubblici e questo potrebbe far aumentare di un punto percentuale il Pil”, conclude Mazzei.
 
Come emerge nel libro Lobbying & Lobbismi di Gianluca Sgueo, pubblicato a inizio mese da Egea, con la prefazione di Giuseppe Mazzei “il termine lobbista è oggi una dequalificazione, il termine è connotato negativamente a livello giornalistico e di opinione pubblica”. Tutto è lobby, più o meno potente, più o meno influente, più o meno cattiva. “In molti Paesi, specie anglosassoni, non è così: fare lobbying non è una caotica giungla di lobbismi, ma un’attività regolamentata, trasparente e riconosciuta come imprescindibile per il buon funzionamento della democrazia”.
 

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