Decisione Schifani sulle lobby positiva, ma non basta

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di Biagio Campo 13 Marzo 2012 | 09:00
Proposto al Governo di presentare, nell’iter di approvazione del disegno di legge anticorruzione, un emendamento per l’istituzione del registro dei lobbisti.
“La decisione del Presidente del Senato di demandare al collegio dei questori la definizione organizzativa della presenza dei lobbisti al Senato è positiva ma da sola non può bastare a regolamentare l’attività di lobbying. Senza un registro obbligatorio per i lobbisti e un codice etico che deve essere rispettato, non  si farà mai un passo avanti”, lo afferma l’associazione “Il Chiostro per la trasparenza delle lobby”.
 
“Occorre una norma di legge che definisca chi sono i lobbisti, quali attività possono svolgere, i loro diritti e i loro doveri, il registro cui devono iscriversi, le regole che devono rispettare, le incompatibilità. Da tre anni Il Chiostro chiede con insistenza una decisione del Parlamento. Abbiamo proposto al Presidente Monti e ai ministri Severino e Patroni Griffi di inserire queste norme con un emendamento al disegno di legge anticorruzione che è in dirittura d’arrivo alla Camera. E’ un’occasione da non perdere se si vuole davvero mettere un punto fermo.

Chiediamo inoltre alla Presidenza del consiglio di emanare una direttiva che obblighi ciascun ministero ad istituire un registro dei lobbisti accreditati, come ha già fatto il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali”, prosegue l’associazione.

 
Il Chiostro, che mira a promuovere la cultura, la pratica e la regolamentazione della trasparenza nella rappresentanza degli interessi, sottolinea da tre anni la necessità di un registro per la trasparenza, ad iscrizione obbligatoria, per tutti i lobbisti e l’adozione di un codice etico. 

“Auspichiamo che il governo rapidamente ascolti i lobbisti prima di predisporre eventuali interventi e ribadiamo che la funzione dei lobbisti non è solo quella di rappresentare gli interessi particolari, ma anche di aiutare chi deve prendere decisioni pubbliche a farlo a ragion veduta”.

 

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