Il ballo dello spread

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di Redazione 15 Marzo 2012 | 09:19
L’unica cosa di cui si deve aver paura è la paura…

L’unica cosa di cui si deve aver paura è la paura. Lo diceva il presidente Roosevelt ai tempi della Grande Depressione. Strano che la quotazione del famigerato spread dei Btp decennali, rispetto ai bund tedeschi, di pari durata, possa costituire un pericolo per un paese, sia quando sale che quando scende. Eppure è così.Quando il valore dello spread saliva vertiginosamente, fino a raggiungere, nel mese di novembre dello scorso anno, la punta di 575 punti, con i tassi di interesse dei Btp decennali che viaggiano intorno all’8%, si temeva il dissesto della finanza pubblica e il crollo dell’economia.

La gente stava attaccata al televisore per conoscere la quotazione dello spread, di cui fino a pochi mesi prima non sapeva neppure l’esistenza. La corsa della quotazione dello spread si misurava con la durezza dei provvedimenti (tasse e tagli) e con l’ammonimento che se non fossero state adottate drastiche misure si sarebbe fatto la fine della Grecia. Adesso ci stiamo allontanando dal precipizio e la quotazione del tanto rinomato spread Btp/Bund ha cominciato a scendere fino a raggiungere circa 300 punti base con una rilevante riduzione dei tassi dei Btp decennali (4,7%).

Mentre si stanno ristabilendo condizioni sostenibili per la finanza pubblica e si scaccia la paura del baratro, la gente comune ha iniziato a misurare i pesanti effetti negativi dei provvedimenti “salva Italia”, e quelli del precedente governo, sia sulle proprie condizioni di vita che sull’andamento dell’economia. Ed è qui che la gente ha cominciato a non capirci più niente. Mentre il valore dello spread scende e l’Italia riacquista credibilità, l’economia, invece di migliorare, peggiora.

L’inflazione continua a correre, crolla la produzione industriale (-5% a gennaio, rispetto ad un anno prima), i consumi continuano a flettere, molte piccole imprese sono agli sgoccioli, le banche hanno chiuso i rubinetti e il costo del credito è al limite dell’usura (circa il 9/10%). Se non saranno attivati interventi anticiclici, finanziati con un’imposta patrimoniale soft (industriali) e con gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione, c’è il rischio che la riduzione dello spread possa produrre gli stessi nefasti effetti (disoccupazione crescente e grandissimi disagi), come se la quotazione dello spread fosse salita, invece di scendere.

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