Perché la borsa di Mosca vale così poco

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di Biagio Campo 21 Ottobre 2016 | 09:34
Il premio al rischio delle attività finanziarie russe non è propriamente legato alle tensioni politiche ma piuttosto alla generica diffidenza di lungo corso (“Russofobia”) evidenziata in un saggio di Guy Mettan.

L’INIZIO DEGLI SCONTRI – Solo a seguito dello scisma del 1054 e dei conseguenti pregiudizi religiosi sono nate le divergenze tra occidente e Russia, questa la tesi espressa da Guy Mettan in “Russofobia”, edito da Sandro Teti. “Prima del 1054 i sovrani europei non avevano opinioni negative sulla Russia anzi, al contrario, ne avevano un’immagine così positiva da essere pronti a far percorrere ai propri vescovi 2.000 chilometri di strade dissestate per andare a procurar loro una sposa”, spiega Mettan. Una dimostrazione di come all’epoca la civiltà fioriva a Est, e non a Ovest, come la storiografia successiva cercherà di far credere.

BISANZIO – È a partire dal 1557 che si parla di “storia dell’Impero bizantino” e di “bizantini” per designare l’Impero romano d’Oriente e i suoi abitanti dal 330 in poi. Ma mai gli interessati avrebbero immaginato di chiamarsi così da sé. Questa opposizione ebbe conseguenze nefaste, dipingendo Bisanzio come un impero cristallizzato, intollerante e corrotto, mentre la sua eredità scientifica, filosofica e letteraria veniva attribuita agli arabi. “Ma cosa ne sarebbe stato dell’Europa se Bisanzio non avesse contenuto per secoli l’avanzata di arabi e turchi? Cosa ne sarebbe stato se, dal XIII al XV secolo, la Russia non avesse assorbito, infranto, fiaccato l’aggressività dei khan mongoli e dell’Orda d’oro? Mentre l’Europa medievale ebbe tutto il tempo di ricostruirsi politicamente e culturalmente?” si domanda Mettan.

ESPANSIONISMO RUSSO – Tra il 1815 e il 1900 l’Impero britannico si ingrandì di almeno 20 volte la dimensione dell’Inghilterra, altrettanto quello francese mentre il Regno del Belgio fece ancora meglio con la conquista del Congo, così come gli Stati Uniti con l’annessione dell’Ovest. “Nel frattempo la Russia, oggetto di tanto pubblico disprezzo per la sua invasionite acuta, si accresceva appena del 25% arrotondando il proprio territorio in Bessarabia, nel Caucaso, nel Turkestan e in Manciuria. Il rapporto tra il tasso di espansione territoriale dell’Occidente e quello della Russia è di 1 a 100”, scrive Mettan.

IL VALORE DELL’EQUITY – Divisa, obbligazionario e azionario russo non hanno ritracciato nel corso delle ultime settimane, nonostante un forte inasprimento delle tensioni tra Russia e Nato, a dimostrazione del fatto che il premio al rischio delle attività finanziarie russe (storicamente l’equity russo ha offerto valutazioni estremamente interessanti) non è propriamente legato alle tensioni politiche, ma piuttosto alla generica diffidenza di lungo corso (“Russofobia”) evidenziata da Mettan. L’indice Micex 10 attualmente scambia ad un Price – Earnings (P/E) di appena 8,5, rispetto al 19,4 dello S&P 500, al 13,1 del FTSE Mib, al 14,1 del Bovespa brasiliano, al 12,0 dell’Hang Seng di Hong Kong ed al 19,6 del Sensex indiano. L’azionario russo offre una scarsa diversificazione (sul Micex 10 gli energetici pesano per circa il 58% ed i finanziari oltre il 24%) tuttavia anche confrontando le valutazioni dei titoli del settore energetico rimane la situazione di sconto; infatti Gazprom viene negoziata ad un P/E di 4,3, Rosneft di 13,7, la francese Total di 38,5 e la statunitense Exxon Mobil di 34,3.

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