Un’altra ricostruzione sulle macerie

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di Redazione 17 Aprile 2012 | 08:22
Mentre l’occhio del mercato torna a posarsi sullo spread, in Borsa si stanno consumando storie d’altri tempi

Mentre l’occhio del mercato torna a posarsi sullo spread, in Borsa si stanno consumando storie d’altri tempi. Diego Della Valle è uscito dal patto di sindacato Rcs e il giorno dopo il titolo ha risposto con un rialzo del 20%. Mediobanca ha intrapreso un braccio di ferro con due finanziarie d’assalto come Sator e Palladio per far vincere il braccio di ferro FonSai agli ex nemici di Unipol con una corsa contro anche l’intervento della magistratura visti anche i privilegi “alla Bossi” concessi a Ligresti, ai suoi familiari e ai suoi super manager. Impregilo è ugualmente sotto attacco con Salini che ogni giorno fa un passo avanti, i francesi di Edf sono pronti ad alzare l’offerta su Edison tra mille polemiche nazionaliste-finanziarie, Montepaschi si ritroverà un azionariato privato rinnovato quasi completamente e una governance rivoluzionata, e via e via. Storie che in altri tempi avrebbero fatto impazzire il listino che invece ha celebrato l’arrivo della Pasqua rimangiandosi completamente tutto quello di buono che aveva fatto dall’inizio dell’anno.

È sempre più evidente che la Borsa italiana è una goccia nel mare finanziario globale e non è assolutamente in grado di vivere di luce propria. Non sono più di una decina i titoli che possono aspirare ad avere l’onore di far parte di portafogli importanti. Purtroppo questo è un problema che non è di questi giorni ma viene da lontano: il nanismo di piazza Affari finisce per penalizzare se stessa. Ma chi fa il mercato ormai non sono più le società: al massimo gli indici visto che il mercato è governato dalle macchine. E qui si torna al famoso spread: più che i buoni risultati di una società ormai conta il contesto in cui opera. Se si rivolge all’estero con prodotti ad alto valore aggiunto, allora può valere la pena di investire ma se opera sul mercato domestico, anche se i bilanci sono buoni e le prospettive reggono, meglio non rischiare. L’Italia appare ogni giorno di più un paese senza futuro: schiacciato dalle tasse, da uno Stato pachiderma, guidato da un governo di tecnici che si diverte a giocare alla politica che, nonostante abbia una maggioranza addirittura più ampia di quella che sosteneva il governo Berlusconi, non è in grado di andare per la sua strada: ormai il compromesso della politica è tornato al governo e fatta eccezione per le prime azioni del governo Monti accolte con dolore e entusiasmo dagli italiani, ormai sono sempre meno quelli che si fidano del governo dei tecnici. Presto tornerà la politica: ma quale politica?

Il terremoto nella Lega Nord unitamente ai mal di pancia sempre più forti nel centrodestra e nel centrosinistra lasciano immaginare competitor completamente diversi da quelli che si sono affrontati alle ultime elezioni politiche: alcune forze politiche si presenteranno già scomposte, altre si scomporranno nel dopo elezioni, alcune scompariranno. Ma che Paese è quello che ci sta apparendo davanti dopo la parentesi dei tecnici? Le macerie saranno simili a quelle di tangentopoli, ma ora come allora sarà difficilissimo dare l’avvia a una ricostruzione. La volta scorsa l’Italia non ci è riuscita. Come farà a riuscirci la prossima?

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