Saltano le correlazioni?

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di Redazione 18 Aprile 2012 | 06:49
Questa mattina, abbiamo cominciato a scrivere il nostro commento più tardi del solito in quanto i movimenti di ieri hanno meritato delle riflessioni…

Questa mattina, lo ammettiamo, abbiamo cominciato a scriver il nostro commento più tardi del solito in quanto i movimenti di ieri hanno meritato delle riflessioni particolari, in quanto abbiamo assistito ad una sorta di caos sui mercati, con aumenti di volatilità improvvisi e non rispetto di tutte le correlazioni che siamo stati abituati a seguire fino a qui. Diverse le notizie a fare da market mover, con la decisione sui tassi di interesse da parte della Bank of Canada che ha dato il via a forti acquisti di dollari canadesi in concomitanza di bendite di dollaro americano, con corrispondente salita del petrolio. I tassi sono stati lasciati invariati all’1%, ma le previsioni sulle prospettive economiche future hanno lasciato intendere ad operatori ed analisti che potremmo assistere a rialzi dei tassi prima di quanto ci si attendeva.

Per la prima volta dallo scorso luglio infatti, c’è stato l’annuncio ufficiale di essere pronti a ritoccare a rialzo il costo del denaro nel caso in cui ci si dovesse trovare di fronte ad un’inflazione più stabile (vista in rallentamento nel secondo trimestre 2012 e stabile intorno al 2% fino ad oltre il 2013) e ad una ripresa più rapida (riviste a rialzo di 0.4 punti percentuali le stime di crescita del Pil 2012 dal 2% precedente). Il movimento di reazione è stato veramente ampio e violento, con il dollaro canadese che ha guadagnato più di una figura rispetto alle prime ore del mattino e che ora sta consolidando sotto 0.9900. Ci stiamo avvicinando al livello di 0.9850 che, su un grafico giornaliero, rappresenta la forte area di supporto rotta la quale potremmo assistere ad eventuali rivalutazioni sostanziali del loonie che potrebbe, nel medio periodo, raggiungere anche quota 0.9700. Questo movimento è stato talmente importante in quanto scaturito da una comunicazione precisa circa decisioni di politica monetaria, che ha portato confusione tra gli investitori.


La prova del grande nervosismo è data da due fattori, anzi, tre. Il primo è che l’oro ha cominciato ad essere venduto nel momento in cui il petrolio stava salendo insieme al canadese, per poi fermare il sell off, recuperare tutti i punti persi ed accumulare sopra 1,650.00 che rimane il supporto da seguire per la giornata (se rotto aumenti di volatilità a step fino a 1,645.00/1,640.00). Il secondo fattore si identifica nel parziale mancato funzionamento di una correlazione che fino a qui ha dato delle ottime soddisfazioni, ovvero la vendita generalizzata di dollari contro le valute a più alto rendimento di fronte a borse che salivano (soprattutto durante le ultime ore di trading). Il terzo, il fatto che UsdJpy sia salito in maniera importante, facendo capire che gli acquisti di biglietto verde partiti ieri in serata hanno interessato anche un cambio che ultimamente si va a decorrelare dagli altri movimenti.

Crediamo che le correlazioni tra i diversi mercati non siano ancora pronte per saltare, vedremo oggi se si tornerà a vedere movimenti sensati da questo punto di vista che potranno sostenere la nostra operatività. Le borse ieri hanno performato molto bene, spinte dalle notizie che comunque sono arrivate dall’asta dei titoli di stato spagnoli, dove sono stati collocati tutti i bond previsti con un aumento dei rendimenti non indifferente. Sono stati raccolti 2.09 miliardi tramite i titoli a 12 mesi (rendimento del 2.623% contro l’1.418% precedente, con un bid to cover appena inferiore a 3), mentre il 18 mesi ha portato nelle casse spagnole 1.08 miliardi (3.11% vs 1.1711% precedente, btc 3.77). L’aumento della domanda rispetto alle aste precedenti è stata la discriminante in grado di far abbassare sui secondari i rendimenti dei Paesi periferici e gli spread, domani le emissioni di lungo, che molto probabilmente vedranno salire i rendimenti. Un’ultima nota per la SNB. Anche questa notte ha difeso il livello di 1.2000, sempre vigile ed in linea con la parole di Jordan.

EurUsd

Per osservare il cambio eurodollaro, cercando di riuscire a comprendere qualcosa dei movimenti degli ultimi giorni, bisogna aver in mente due scenari: uno di più lungo respiro ed uno di breve. Il primo prende in considerazione i due livelli chiave già osservati sino dalla fine di settimana passata: parliamo di 1.32 come resistenza e dell’area che si trova intorno a 1.30, come supporto (dalla cui rottura dipenderà un forte calo della moneta unica). Lo scenario più di breve, invece, prende in considerazione i movimenti dei prezzi negli ultimi due giorni e tramite un grafico orario restituisce un livello di supporto a 1.3090 ed una resistenza a 1.3175 (massimo di ieri mattina).

UsdJpy

L’inversione vissuta dal cambio UsdJpy sino da ieri mattina ha allontanato il livello obiettivo di 80.15 avvicinando però un altro livello degno di nota. Parliamo del livello di resistenza dinamica che è indicato dalla trendline discendente in atto da un mese circa e che transita a 81.90 nelle prossime ore (livello quasi perfettamente coincidente con il precedente massimo relativo del 10 aprile scorso).

EurJpy

La ultime ore della notte appena conclusa hanno favorito un buon recupero dell’euroyen, favorito chiaramente dal cambio UsdJpy. La trendline ribassista che accompagnava i prezzi da due settimane esatte è stata interrotta a 106.60 ed ora la coincidenza delle due medie di lungo periodo (100 e 200 su grafico H4) indica un possibile livello obiettivo posizionato a 107.30.

GbpUsd
Il cable si sta muovendo da qualche giorno all’interno di un range ampio meno di 2 figure. I due estremi di questa figura laterale si trovano poco al di sopra di 1.58 (questo, un po’ come 1.30 per eurodollaro, rappresenta un livello chiave per vedere una ripresa del calo della sterlina) ed a 1.5985 (dove troviamo coincidenza col massimo di settimana passata). Entrambi sono da utilizzare come livelli di rottura, quindi con metodologie di breakout.

EurChf
Situazione ancora molto delicata quella dell’EurChf. Lo spike ribassista a 1.2005 di ieri sera testimonia come le pressioni ribassiste siano ancora molto forti, così come pare sia stata molto forte la reazione SNB (sebbene non sia ancora stata vista la conferma di una rapida mossa). In generale, quindi, l’attenzione è tutta spostata su questo livello chiave e su 1.2030 che potrebbe guidare una ripresa di trend positivo.

AudUsd

La ripresa del dollaro australiano di ieri ha avvicinato nuovamente il livello di resistenza più interessante degli ultimi giorni. Parliamo dell’area che da 1.0435 giunge sino al massimo precedente di 1.0450. A 1.0375 si trova a passare, invece, il supporto di breve al percorso compiuto da ieri. Un ritorno di nuovo al di sotto cancellerà lo spunto rialzista di breve.

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