Dagli hedge ai buoni postali

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di Redazione 1 Giugno 2012 | 13:20
Gli investitori italiani, non gli istituzionali ma le famiglie, si sono ritirati in trincea…

Addio sogni di guadagni facili. Addio soffiate sui titoli. Addio rendimenti da Paperone. Gli investitori italiani, non gli istituzionali ma le famiglie, si sono ritirati in trincea. Hanno detto basta alle avventure finanziarie forse anche redditizie ma sicuramente troppo rischiose in questi periodi, e hanno virato su prodotti solidi. Mettendo in evidenza caratteristiche specifiche di trend. Questo è quanto emerge da una ricerca di Eurisko-Prometeia.

Un elemento positivo è la tenuta del bacino degli investitori, ossia delle famiglie che hanno attivato almeno una soluzione di investimento in gestito o in amministrato, escludendo quelle detentrici solo di attività liquide, ovvero conti correnti, libretti o conti deposito. Un segmento piuttosto significativo, visto che resta attorno al 30% del mercato. In numeri assoluti, parliamo di circa sei milioni di nuclei familiari. Ma anche se la famiglia è la sede più tradizionale e molto statica, qualcosa si muove anche all’interno di questo bacino. Il clima che si respira è del tutto analogo a quello generale nei confronti dell’industria finanziaria da parte del totale delle famiglie.

E gli orientamenti in termini di prodotti finanziari evidenziano importanti cambiamenti guidati dalla contingenza. Rispetto anche soltanto alla fine del 2011, oggi gli investitori si orientano di più verso prodotti in grado di garantire alle proprie risorse finanziarie solidità, sicurezza e stabilità. Oggi, anche “evitare le tasse” è un fattore importante. “Questi paradigmi”, sostiene la ricerca, “determinano un maggiore orientamento verso buoni postali e beni rifugio, unici prodotti di investimento che registrano contemporaneamente una crescita di diffusione presso le famiglie investitrici e una crescita di fiducia rispetto al 2011. Si registra inoltre una forte pulsione verso la liquidità, con conseguente incremento delle famiglie detentrici di conti di deposito, anche a seguito della variazione della tassazione sulle rendite finanziarie e i depositi”.

A fronte di un ritorno di fiamma per le soluzioni di liquidità, la ricerca evidenzia che l’asset allocation nell’area del gestito registra un’ulteriore passo in avanti nella contrazione in atto dalla fine del 2008, sintomo di un malessere che risulta abbastanza diffuso presso gli investitori di questa tipologia di prodotti finanziari, i quali dal canto loro dichiarano anche una fiducia in flessione rispetto al recente passato verso questa forma di investimento. Se infatti la quota di investitori titolari di prodotti in area gestito rimane stabile nei primi mesi dell’anno, le famiglie che investono in gestito sono sempre più perplesse. È una naturale conseguenza al calo di percezione dei rendimenti positivi dei prodotti gestiti: i titolari evidenziano una contrazione degli indici di soddisfazione per la gestione. Ma d’altra parte, il mondo va così. Si pensi che una volta le banche godevano di un indice di fiducia più o meno pari a quello delle forze dell’ordine. Oggi, invece.

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