Morgan Stanley: Grecia, bene per ora ma poco è cambiato

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di Redazione 18 Giugno 2012 | 08:41
A breve termine il risultato elettorale di ieri scongiura il rischio di un’uscita del paese dall’euro, ma tra un anno i problemi rischiano di riproporsi con poche variazioni

Le elezioni in Grecia erano, simbolicamente, anche un referendum sull’adesione della zona euro del paese. Lo ricordano gli analisti di Morgan Stanley in un report dedicato ad una prima analisi del voto di ieri nel quale si sottolinea come  le conseguenze in caso di un’uscita del paese dall’euro “sarebbero di portata più ampia portata rispetto a quanto i mercati scontano”.

Le parole dell’ex segretario al Tesoro Usa John Connally, che circa 40 anni fa disse ai ministri europei delle finanze riuniti a Roma che il dollaro era “la nostra moneta, ma il vostro problema”, paiono agli esperti americani “tornare a risuonare ad alta voce – in un contesto diverso – nella politica europea di oggi”.

Squadra della Grecia è riuscita a rimanere nel campionato europeo di calcio e giocare il quarto di finale niente meno che con la Germania, ricordano gli esperti notando come “col conteggio dei voti praticamente finito, questo è di buon auspicio per perché la Grecia rimanga nella zona euro per il momento e per la formazione di un governo a favore del piano di salvataggio, ora che Pasok e Nuova Democratia, i due principali partiti centristi, hanno un sufficiente supporto in parlamento, secondo i dati preliminari”.

I due partiti dovrebbero formare una coalizione, i ministri delle Finanze della zona euro potrebbero consentire qualche modesta rinegoziazione del programma di aggiustamento, forse, che comprende una riduzione del tasso di interesse e l’estensione del programma di rimborso dei prestiti ufficiali. Questo secondo gli esperti potrebbe ridurre la probabilità di un’uscita a breve termine della Grecia dalla zona euro. Tuttavia “non molto è risolto secondo una prospettiva a medio termine. La solvibilità è tutt’altro che assicurata e, quando la Grecia si avvicinerà al pareggio del bilancio primario, tra un anno da ora, l’incentivo a tentare di rinegoziare ulteriormente il programma, minacciare un nuovo default o anche l’uscita dall’unione monetaria, potrebbe risorgere”.

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