Due mesi alla scadenza ma la seconda voluntary non decolla

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di Maria Paulucci 29 Maggio 2017 | 09:33
La maggior parte degli interessati ha partecipato alla prima voluntary e ora toccherebbe allo zoccolo duro, che fatica a farsi avanti.

A due mesi dalla scadenza del 31 luglio per la presentazione delle istanze, la seconda edizione della due mesivoluntary disclosure sembra ferma sulla pista di decollo. E i correttivi alla manovrina attesi questa settimana in aula alla Camera non sembrano destinati a fare granché la differenza. Lo sostiene il Sole 24 Ore del lunedì, che ha interpellato 96 professionisti.

Dalle interviste emergono attese a dir poco caute sull’esito di questa seconda procedura: assai difficile, continua il quotidiano di Confindustria, che riesca a far confluire nelle casse dello Stato gli 1,6 miliardi attesi. Risorse, queste, che l’erario dovrà trovare per forza, perché a queste entrate preventivate ha fatto appello per giustificare il rinvio dell’aumento dell’Iva al 2018.

Lontano, dunque, il successo della prima edizione, attivata nel 2014, che emerge dai dati del quadro RW: gli importi detenuti all’estero dichiarati dagli italiani sono passati da 91 a 241 miliardi negli ultimi tre anni. Se ne potrebbe dedurre, come fa il Sole 24 Ore, che la maggior parte degli interessati ha partecipato alla prima voluntary, mentre lo zoccolo duro degli evasori, per usare un eufemismo, fatica a farsi avanti.

Cosa succederà dopo il 31 luglio? A partire dal primo agosto, ricorda sempre il Sole 24 Ore, l’Agenzia delle Entrate inizierà a dare la caccia all’evasore non pentito ricorrendo innanzitutto ai trattati bilaterali (group request) e a seguire allo scambio automatico di informazioni (afflusso dati dal primo settembre 2017 per gli early adopter, un anno dopo per gli altri). Lo scambio automatico di informazioni sarà la vera arma globale contro il nero, considerando che alla rete di trasparenza internazionale aderiscono ormai oltre 100 Paesi.

In pratica, spiega ancora il quotidiano, tutti gli intermediari dei Paesi aderenti al Common reporting standard invieranno in automatico all’Agenzia delle Entrate i dati dei contribuenti con asset nelle loro giurisdizioni. E chi ha cambiato cittadinanza sperando di sottrarsi al controllo? Rischia il boomerang: questo, infatti, potrebbe diventare un indizio che l’Agenzia sfrutterà per chiedere l’assistenza amministrativa del Paese “rifugio”.

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