Il duro semestre di super Mario

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Avatar di Redazione 9 Luglio 2012 | 14:23
Sarà inutile ogni fondo salva spread se non si provvede a fare riforme…

I provvedimenti (per la verità molto in nuce) dell’ultimo vertice dell’eurozona hanno il pregio di essere meno fumosi e imprecisi dei precedenti. Ma richiedono tempo per essere attuati e soprattutto non entrano nel merito dei problemi, forniscono solo gli strumenti per farlo. E non è detto che sarà fatto. In particolare, il fondo salva spread o meglio la destinazione di alcuni fondi all’acquisto dei titoli di Stati definiti virtuosi non affronta in modo decisivo la causa dello spread o più propriamente del costo eccessivo del servizio del debito pubblico.

Anzi, per usare un’abusata metafora calcistica, finisce per fornire una serie di punti di riferimento per la speculazione. In primo luogo, ci sarà il problema di selezionare i buoni debitori dai cattivi. Sarà una bella responsabilità comunicare che uno Stato non è virtuoso e abbandonarlo ai lupi famelici della speculazione, con un fortissimo rischio di default. Esisteranno mai Stati viziosi? Il secondo punto riguarda modalità e riservatezza degli acquisti dei titoli o dei prestiti erogati agli Stati. È facile immaginare che tutto avverrà alla luce del sole (per ovvie ragioni) e così la speculazione avrà notizie certe sulle quali basare le proprie operazioni. La speculazione esisterà sempre, dal momento che è l’essenza stessa dei mercati e non sarà mai eliminata.

Offrirle certezze significa agevolarla nella scelta del momento e dei titoli sui quali intervenire. Un po’ troppo facile illudersi di stroncarla con provvedimenti amministrativi. Già anni fa i fondi di George Soros misero in ginocchio la sterlina, inutilmente difesa dalla banca centrale, dimostrando che il mercato prevale sulla volontà statuale. Il punto centrale del problema è la differenza tra speculazione e manipolazione. Il confine tra le due è labile e spesso si sovrappongono distinguendosi solo per lo scopo per il quale si agisce. La manipolazione è la falsità dell’operazione o della situazione che si comunica al mercato, mentre la speculazione, quella sana, agisce in base alla verità e rappresenta la realtà.

Per stroncare la falsità è sufficiente comunicare la verità. Ci vorrà tempo, ma la verità prevarrà e i prezzi ne terranno conto. Fin tanto che il mercato conoscerà verità negative oppure crederà che la realtà sia diversa da quella comunicata, non ci sarà fondo salva spread che tenga, gli speculatori colpiranno sempre e prevarranno perché il mercato sarà con loro. È quindi inutile ogni fondo salva spread se non si provvederà a mettere ordine nella spesa pubblica (ma seriamente, non con atti marginali), a fare riforme traducibili in inglese e magari in tedesco, a ridurre in misura significativa l’apparato politico-amministrativo, tagliandone poteri, estensione e numero di enti e persone, eccetera. Infine, qualcuno (forse ci riuscirà un soggetto europeo) dovrà mettere mano al sistema bancario. Dopo le ultime vicende della proprietà di UniCredit (col rischio di scalata e spezzatino), le novità sul piano di salvataggio (perché di questo si tratta) del Monte dei Paschi e altre situazioni di banche, il mercato, e non solo quello, è portato a ritenere che i bilanci bancari non rappresentino in maniera sufficientemente adeguata la situazione.

Finché su questi punti e tanti altri non ci saranno certezze, la speculazione, che sa sempre le cose prima degli altri, sarà difficilmente frenata. I vigilanti sembrano “catturati” dai soggetti vigilati e non intervengono con la necessaria inflessibilità. Il Regno Unito, che pure non se la passa meglio di noi, ha sanzionato pesantemente Barclays (banca in situazione critica) per manipolazione sui tassi interbancari e si accinge a sanzionare altre tre banche per violazioni in sede di collocamento di prodotti assicurativi. In Italia sembra che solo la magistratura sanzioni le banche e quasi esclusivamente per violazioni fiscali (al solito). È anche per questo che la speculazione continuerà a dubitare della nostra capacità di uscire dalla crisi.

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