Regole Esma, la classificazione della clientela è il tallone d’Achille

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Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti commenta le linee guida sulla product governance della Mifid 2 pubblicate nei giorni scorsi dalla European Securities and Markets Authority.

di Redazione9 giugno 2017 | 08:30

Riguardo alle linee guida dell’Esma sulla product governance e la Mifid 2, pubblichiamo di seguito un commento di Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti.

L’Esma ha affermato di avere modificato le linee guida in alcune aree, fra cui particolarmente quella relativa alla diversificazione del portafoglio; in realtà, ha recepito l’idea che nella prestazione del servizio di consulenza con un approccio di portafoglio il distributore possa perseguire una politica di diversificazione e di copertura solo al di fuori del mercato target positivo, mentre rimarrebbe il carattere eccezionale della raccomandazione all’interno del mercato target negativo. Tuttavia, la ratio dovrebbe essere la stessa (tra l’altro, l’area del mercato target negativo non coincide necessariamente con tutti prodotti non ricompresi nel mercato target positivo, e viceversa) e le tutele, la giustificazione interna e la chiara traccia documentale, sufficienti in entrambi i casi, quando ovviamente il portafoglio complessivamente considerato risulti adeguato per il cliente.

Hanno avuto il sopravvento le preoccupazioni derivanti da recenti cattive pratiche di retailisation, non tipiche del mondo delle reti.

Forse, occorre valutare con cura una rinnovata classificazione della clientela, sul modello AIFMD, per garantire tutele agli investitori che non mortifichino, quando non necessario, le opportunità: possono esserci obiettivamente esigenze diverse per classi diverse e la diversificazione del portafoglio è un dovere del consulente che non può essere irrigidito, nello svolgimento del servizio, da una incapacità di granularità coerente, pena gli stessi interessi del cliente.


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