Titoli petroliferi: non è ancora il caso di indulgere nell’ottimismo

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di Luca Spoldi 19 Giugno 2017 | 16:11

PETROLIO, SALE PRODUZIONE USA E LIBIA – Ulteriore debolezza in vista per il petrolio: il numero di impianti di estrazione attivi negli Usa è infatti salito per la ventiduesima settimana consecutiva  secondo i dati rilasciati venerdì da Baker Hughes, mentre la Libia vede la produzione tornar ai livelli di quattro anni fa dopo che un accordo con Wintershall ha fatto ripartire la produzione di almeno due giacimenti secondo quanto segnala l’agenzia Bloomberg.

ORO NERO SEMPRE DEBOLE – Così il petrolio resta sotto i 45 dollari al barile anche oggi, col future sul Wti che al Nyse oscilla a 44,9 dollari (una ventina scarsa di centesimi sopra la chiusura di venerdì sera), mentre il future sul Brent del Mare del Nord a Londra è indicato a 47,6 dollari al barile, un quarto di dollaro meglio della chiusura precedente. Rimbalzi modesti a fronte di un quadro che resta incerto, ma che bastano per oggi a far recuperare terreno ad Eni (+0,87% a 13,97 euro per azione) e Tenaris (+0,8% a 13,93 euro).

ORDINI A RALLENTATORE PER SAIPEM – Ancora in calo invece Saipem (-0,24% a 3,282 euro), che in mattinata era brevemente calata sino a 3,152 euro prima di rimbalzare sui 3,30 euro per azione e poi iniziare a oscillare lateralmente. A pesare sull’ex controllata del cane a sei zampe sembra anche un andamento dei nuovi ordini che da inizio anno appare “debole” a molti analisti, tanto che oggi Websim ha limato del 5% le previsioni di utile per azione per quest’anno e del 38% per l’anno prossimo, riducendo di conseguenza il target price da 5,6 a 5 euro per azione.

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