Tobin tax: un primo bilancio dell’impatto della nuova imposta sulle transazioni finanziarie

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di Redazione 4 Aprile 2013 | 11:35
Il broker torinese Directa sim ha elaborato alcune prime valutazioni sul suo impatto sull’attività online dei privati…

UN MESE DI TOBIN – È passato un mese dall’entrata in vigore della cosiddetta “Tobin tax” e il broker torinese Directa sim ha elaborato alcune prime valutazioni indicative sul suo impatto sull’attività online dei privati, che costituiscono la quasi totalità dell’operatività della sim. Per i soli strumenti finanziari soggetti all’imposta, sono stati comparati i dati di gennaio e febbraio 2013, ante-imposta, con quelli del mese di marzo. Ecco cosa è emerso.

NUMERO ESEGUITI E CONTROVALORE – Una riduzione del 14% del numero di eseguiti e del 18,6% del controvalore medio dell’eseguito Nel raffronto tra i due periodi il numero medio di eseguiti giornalieri in Directa dei “titoli Tobin” passa da 8.529 a 7.330 (-14%), e il controvalore medio degli ordini eseguiti da 19.871 a 16.170 euro (-18.6%), il che ha comportato una riduzione del 30% del controvalore giornaliero delle operazioni tassabili.

GETTITO SIMULATO –
“Per valutare l’impatto della Tobin tax”, fanno sapere dalla società, “abbiamo ipotizzato di applicarla figuratamente all’operativa del primo bimestre, per comparare il gettito che se ne sarebbe ottenuto, con quello effettivo che si è poi prodotto nei fatti a marzo. Per gennaio e febbraio abbiamo così calcolato un gettito simulato di 15.835 euro/giorno, su 42 giorni di Borsa, mentre nei 20 giorni di marzo abbiamo misurato un gettito effettivo mediamente di 10.586 euro al giorno, con una riduzione del 33%.

DALL’AZIONARIO AI DERIVATI
– Ora, l’effetto combinato del calo dell’attività (-14%) e del valore medio dell’ordine (-18,6%) avrebbe già, di per sé, comportato per l’imposta una riduzione del 30%: è infatti 86% x 81,4% = 70%, per cui solamente i 3 punti di ulteriore riduzione per arrivare al 33% possono essere ascritti ad una qualche attenzione a compensare acquisti e vendite in giornata. Ciò rivela una scarsa propensione dei clienti Directa ad alterare i loro modi di operare sul mercato, come sembra confermare anche il non-spostamento verso i derivati, al momento ancora esenti dall’imposta.

L’IMPATTO DEI COSTI – La riduzione dei volumi e del gettito “reale” della Tobin, rispetto a quello “teorico” dei due mesi precedenti, può certo essere dovuto “in parte a una meno florida situazione del mercato nel mese di marzo”, ha aggiunto Directa, “ma è implausibile non sia anche una reazione all’incremento massiccio dei costi con cui si sono trovati confrontati acquirenti e venditori. Per convincersene basta misurare la variazione del costo medio per eseguito che l’istituzione della nuova imposta ha comportato sull’azionario”.

LE ALIQUOTE
– Questo costo medio, ottenuto dividendo per il numero degli eseguiti il totale degli oneri sostenuti dai clienti Directa: è un’aggregazione di condizioni e tipi di ordine anche molto diversi tra di loro, che però può permettere una valutazione approssimata dell’impatto della nuova imposta. Il costo medio per eseguito pagato dal cliente directa sale del 43%: da 3,22 a 4,58 euro, e lo fa unicamente a causa dell’imposta. Questo mostra che, poiché l’operatività online è legata a margini molto sottili, le aliquote richieste dalla Tobin tax al trading italiano sono ben più pesanti di quanto possano far credere dei numeri in apparenza “piccoli”, come l’1,2 per mille sugli acquisti, ossia lo 0,6 per mille sulle operazioni.

CONCLUSIONI – I dati di un solo trimestre forniscono indicazioni molto approssimative, ma si possono ugualmente abbozzare alcune conclusioni. “In primo luogo è evidente che la Tobin tax, con aumenti dei costi di trading nell’ordine del 40%, introduce un aggravio rilevante per operatori che già da tempo sono in difficoltà. Il settore dell’intermediazione finanziaria è molto meno “ricco”, robusto e in grado di rifornire, direttamente o indirettamente, di gettito le casse dello Stato, di quanto non abbia immaginato chi lo guarda di lontano, senza distinguere bene tra i miliardi di euro “intermediati” e la consistenza economica di chi li sposta soltanto, senza possederli”.

IL GETTITO ALLO STATO – Nel mese di marzo directa, o meglio i suoi clienti, che sono forse un quinto dell’online trading, hanno alimentato l’imposta con meno di 11mila euro al giorno: anche se si aggiungessero i derivati, il gettito annuo si aggirerebbe intorno ai 3-4 milioni di euro. “Si consideri qui, che oggi, sull’azionario, l’intermediato dei clienti directa supera spesso il 3% di quello totale acquisti+vendite della Borsa Italiana. Anche ammettendo che questa percentuale sia gonfiata dall’attitudine alle operazioni esenti perché chiuse in giornata e pur tenendo conto del possibile contributo dell’otc, anche se a Directa competesse molto meno di “un trentesimo” dell’intermediato tassabile, pare lo stesso impossibile che il gettito della Tobin tax possa avvicinarsi al miliardo e più ipotizzato dai promotori”, ha concluso Directa.

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