Europa e mercati finanziari, la triste cronaca della crisi più lunga

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di Redazione 24 Maggio 2013 | 08:02
La criticità colpisce a macchia d’olio: i Paesi interessati riescono a frenare la caduta ma non ad attivare la ripresa.

BEN 2.100 GIORNI DI CRISI – Dall’agosto 2007 sono trascorsi (maggio 2013) 2.100 giorni; solo la crisi globale del ’37-’43 fu più lunga, ma nulla fa presagire che il record non sia battuto. La criticità colpisce a macchia d’olio; i paesi colpiti riescono a frenare la caduta, ma non attivano la ripresa, spostandone peraltro gli effetti altrove. Primi fra tutti gli Stati Uniti, che hanno iniziato a diffondere il malessere, ma lo hanno anche spostato al proprio interno dal mercato interbancario al mercato finanziario, alla politica economica, al debito pubblico fino al rischio del fiscal cliff, che è crisi di Paese. In eurozona si registrano ormai sei casi di crisi, nell’ordine Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Cipro e, in questi giorni, Slovenia; i primi cinque con soluzioni di bail out, l’ultimo con ipotesi ancora incerte del successo del bail in.

GLI ALTRI PAESI – Altri Paesi, tra cui l’Italia, affrontano con sacrificio e impatto recessivo il sovrapporsi di più bail-in; in realtà anche gli Stati in migliori condizioni vivono situazioni recessive o stantie. Consideriamo anche che la struttura delle variabili dei singoli Stati sono profondamente differenti, a testimonianza delle globalità della crisi; Spagna e Slovenia hanno debito pubblico vicino ai parametri di Maastricht, Grecia e Italia hanno debito eccessivo, Portogallo e Irlanda hanno avuto ambizioni superiori alle capacità patrimoniale effettive.

IL RISCHIO FISH – Latente è poi il rischio Fish (France, Italy, Spain, Holland) con Paesi di grandi dimensioni privi di adeguato controllo e scelte nel governo della politica economica. La Germania dipende dalla salute degli altri Stati; Lussemburgo Slovacchia, Estonia, Malta, Austria non hanno peso sufficiente per incidere, benché non presentino problemi; il Belgio di problemi ne ha e li gestisce, mentre la Finlandia resta sana, ma poco connessa con gli altri.

EUROLANDIA NON ESISTE – La conclusione di questa rapida rassegna è che non esiste Eurolandia quale aggregato, i vincoli attuali non sono virtuosi, bensì ostacolo, mentre latitano le grandi scelte quali l’Unione Bancaria e il progredire di soluzioni politiche di governo comuni. È il declino dell’Europa?

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