Mps: braccio di ferro tra Fondazione e Cda

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di Luca Spoldi 10 Dicembre 2013 | 12:12
E’ Mps il titolo del Blueindex più in vista da inizio settimana. A riaccendere l’interesse attorno all’istituto è il braccio di ferro tra Fondazione e Cda sui tempi dell’aumento

MPS SFIORA I 17,5 CENTESIMI IN APERTURA – Lo scontro tra Fondazione Mps e il top management dell’istituto senese riaccende l’interesse sul titolo Mps in borsa, che dopo il 4,9% segnato ieri (miglior risultato tra i componenti dell’indice Blueindex) guadagna dopo le prime battute della giornata un ulteriore 2,1% a 17,46 centesimi di euro per azione, allontanandosi dalla soglia dei 12,80 centesimi rotta la quale scatterebbe l’escussione del pegno da parte delle banche creditrici di Palazzo Sansedoni sui titoli (9,7% circa del capitale Mps pari a 275,6 milioni come risulta dal bilancio 2012 della Fondazione) messi a garanzia dei 339 milioni di euro di debito.

VIOLA E PROFUMO SPINGONO PER L’AUMENTO SUBITO – Il motivo del contendere riguarda la tempistica dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro che Alessandro Profumo e Fabrizio Viola ritengono necessario lanciare nel primo trimestre dell’anno, probabilmente già entro gennaio per non far scadere la garanzia di sottoscrizione sull’eventuale inoptato offerta dalle banche collocatrici (contrarie a ogni ipotesi di slittamento dell’operazione o estensione di garanzia). Troppo presto per la Fondazione, che vorrebbe prima dell’aumento collocare una quota (si dice tra il 10% e il 15% a fronte del 33,5% al momento detenuto, pari a poco più di 3,9 miliardi di azioni) dei propri titoli Mps per rimborsare il debito.

PALAZZO SANSEDONI DEVE SPERARE IN UN RALLY DELLE QUOTAZIONI – L’ultima volta che Palazzo Sansedoni aveva ceduto titoli Mps era stato in occasione dell’ingresso della famiglia Aleotti nel capitale dell’istituto senese, avvenuto a seguito della cessione di un 4% da parte della Fondazione a 37 centesimi per azione. Ai livelli attuali l’intera partecipazione di Fondazione Mps vale attorno ai 685 milioni di euro. Per azzerare ogni debito sarebbe dunque necessario cedere circa il 16,5% di Mps, mentre per evitare ogni minusvalenza le azioni andrebbero cedute a non meno di 23,76 centesimi di euro l’una (attuale valore di carico della partecipazione). Un livello difficile da raggiungere in poco tempo.   

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