Aramco: troppo pochi investimenti nel settore petrolifero

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Luca Spoldi di Luca Spoldi10 luglio 2017 | 17:17

ARAMCO: PROSPETTIVE SETTORE PREOCCUPANTI – Le prospettive per i produttori di petrolio sono “preoccupanti”. A dichiararlo non è un analista finanziario o un investitore istituzionale, ma il numero uno di Aramco (il colosso petrolifero saudita), Amin Nasser. Secondo Nasser, l’attuale fase ribassista del settore ha già “bruciato” oltre un triliardo di dollari di investimenti e pochi nuovi giacimenti sono stati così scoperti, nonostante lo sviluppo dello “shale oil” che secondo Nasser non hanno cambiato significativamente la situazione.

TROPPO POCHI INVESTIMENTI NEGLI ULTIMI ANNI – Questo è un pericolo, ha ricordato l’uomo d’affari, perché si stima che siano necessari almeno 20 milioni di barili al giorno di maggiore produzione per tenere il passo con la crescente domanda di energia e il calo della produzione dei giacimenti già in esercizio nei prossimi cinque anni. Secondo Nasser sbaglia chi crede che il mondo potrà fare a meno del petrolio molto presto: secondo il saudita il petrolio resterà al centro dell’industria energetica ancora per anni, mentre la transizione verso l’utilizzo di fonti alternative sarà “lunga e complessa” (o almeno questo è quanto sembrano augurarsi i produttori di greggio a partire da Riad, ndr).

NEL 2018 IL 5% DI ARAMCO ARRIVERA’ SUL MERCATO – Aramco (o Saudi Arabian Oil Company) è attualmente il maggior produttore di petrolio al mondo ed aveva raggiunto una produzione record prima che entrassero in vigore gli accordi in sede Opec (estesi poi alla Russia) per limitare la produzione e cercare così di arrestare la caduta delle quotazioni del petrolio. Riad progetta da tempo di far debuttare Aramco sui mercati, collocandone fino al 5% in quella che potrebbe essere la più grande Ipo del 2018. La compagnia intende investire fino a 300 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per mantenere intatte le sue riserve petrolifere ed esplorare nuovi giacimenti di gas naturale così da raddoppiare la sua produzione rispetto agli attuali 23 miliardi di piedi cubici all’anno.


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