I crediti problematici diventano un business

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di Luca Spoldi 5 Febbraio 2014 | 04:17
Sul sistema bancario italiano gravano dai 150 ai 300 miliardi di crediti “problematici”. UniCredit e Intesa Sanpaolo stanno già muovendosi, Mediobanca fiuta il business

LE BANCHE CEDONO I CREDITI PROBLEMATICI – Il primo a muoversi è stato UniCredit, che dopo la cessione, il mese scorso, di un portafoglio da 950 milioni di euro di crediti problematici al fondo Cerberus ha fatto sapere di aver ceduto, sempre in dicembre, altri 700 milioni di crediti problematici “pro soluto” ad un fondo gestito da Europea Anacap Financial Partners. Poi è stata Intesa Sanpaolo ad aver avviato, secondo voci non smentite, lo studio per arrivare alla nascita di una “bad bank” interna cui conferire parte dei 55 miliardi lordi (poco meno di 31 miliardi netti) di crediti problematici.

MEDIOBANCA FIUTA IL BUSINESS, PENSA A FONDO – Oggi è Mediobanca (che a Piazza Affari oscilla appena sotto i livelli di ieri) a finire al centro di rumor che ancora una volta riguardano possibili soluzioni per gestire i crediti problematici, in questo caso dei banche di media dimensione. Secondo una fonte informata della vicenda citata dall’agenzia Reuters, Piazzetta Cuccia avrebbe per ora scartato l’ipotesi “bad bank” e punterebbe a dar vita ad un fondo aperto, da lanciare entro l’estate coinvolgendo almeno un istituto, che consentirebbe agli istituti coinvolti di apportare crediti in sofferenza. Ancora da decidere se si debba trattare di un unico o più fondi, in questo caso specializzati per tipologie di crediti. Secondo le ultime indicazioni dell’Abi, riferite allo scorso novembre, nei bilanci delle banche italiane giacciono 150 miliardi circa di crediti problematici, ma le stime di Banca d’Italia parlano di un ammontare complessivo che potrebbe arrivare a 300 miliardi di euro.

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