La crisi 2008-2014 ha schiantato l’Italia, il reddito d’inclusione non basterà da solo

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Luca Spoldi di Luca Spoldi13 luglio 2017 | 19:06

LA CRISI HA TRIPLICATO I POVERI IN ITALIA – Quando l’Italia ha attraversato la sua più dura e più lunga recessione dalla seconda guerra mondiale ad oggi, tra il 2008 e il 2013, oltre un quarto del suo Pil si è volatilizzato, la disoccupazione è esplosa, passando dal 5,7% di fine 2007 al 13% nel 2014 (e tuttora è all’11,3%) e il numero di poveri è triplicato, passando dagli 1,7 milioni del 2006 ai 4,7 milioni (il 7,9% di tutta la popolazione italiana) di fine 2016, come ha segnalato l’Istat oggi.

L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI – Quello che è peggio, il numero di poveri cresce soprattutto tra i giovani (il 10% degli italiani tra 18 e 34 anni è al di sotto della linea di povertà), mentre è minimo tra gli over 65enni (meno del 3,8%), a conferma che l’Italia non è un paese per giovani e che dunque non ha senso continuare a domandarsi perché da decenni il “bel paese” presenti uno dei più bassi livelli di fertilità d’Europa (1,35 figli per donna contro gli 1,58 figli del dato medio della Ue-28 a fine 2015, ultimo dato disponibile).

REDDITO DI INCLUSIONE DA SOLO NON BASTERA’ – Qualche mese fa il Parlamento ha approvato una nuova misura anti povertà, il reddito di inclusione, che sostituirà le esistenti misure a supporto del reddito e che dovrebbe riguardare 400 mila famiglie, per un totale di 1,7 milioni di persone. Il programma usufruirà di risorse per circa 2 miliardi quest’anno, destinate a salire a circa 2,2 miliardi l’anno a partire dall’anno prossimo. Anche così se non ci sarà ripresa il numero di poveri in termini assoluti resterà a livelli quasi doppi rispetto a prima della crisi e se si considera anche chi è povero in termini relativi (8,5 milioni, il 14% della popolazione, anche in questo caso con un’incidenza maggiore per gli under 34enni) non sembra che la misura sia da sola in grado di risolvere il problema dell’impoverimento dell’ex “bel paese”.


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