Rendite finanziarie, come bloccare gli aumenti

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Biagio Campo di Biagio Campo 26 Marzo 2014 | 09:00
Deflussi e lamentele crescenti investitori e promotori solo l’unico elemento in grado di far aprire alle società di gestione il dialogo con il governo.

Nell’articolo dello scorso 14 marzo, “Aumento delle aliquote, il silenzio delle sgr“, avevamo osservato come fosse improprio l’utilizzo del termine rendite finanziarie, concetto riconducibile ad una posizione di privilegio non meritata, quando nell’attuale contesto italiano attiene alla tassazione applicata ai risparmi delle famiglie, messi da parte dopo aver già pagato le tasse sui redditi da lavoro.
Rilevavamo inoltre che i risparmiatori italiani sono già da tempo tra i più tassati in Europa, anche a causa di tasse non presenti in altre nazioni, imposta di bollo sul dossier titoli (pari allo 0,2% annuo dell’intero patrimonio) e tobin tax in primis, e che quindi nel nostro paese erano venuti meno, oltre agli incentivi per creare impresa e lavoro anche quelli per risparmiare.

A distanza di 2 settimane dall’annuncio del provvedimento continuiamo a constatare il profondo silenzio dell’industria del risparmio gestito, in forte contrasto con il sentimento di investitori e promotori, ovvero coloro che sono in prima persona coinvolti dall’aumento delle aliquote.

L’auspicio di Assogestioni sul fatto che “il termine rimodulazione non sia stato usato a caso e che il provvedimento non si traduca in un mero aumento dell’aliquota d’imposta dal 20% al 26%, andando a gravare in maniera importante sui piccoli risparmiatori, ma che costituisca l’occasione per introdurre anche in Italia i piani individuali di risparmio, forme di incentivo al risparmio di lungo termine che vigono negli paesi europei e le cui linee guida sono state definite già nel 2011, rimanendo finora solo sulla carta”, colpisce per la sua ingenuità.

“L’esperienza insegna che gli auspici lasciano il tempo che trovano. Occorre sempre dialogare in maniera costruttiva ma stringente con le istituzioni avanzando critiche ma anche proposte alternative a quelle che non si condividono”, spiega Giuseppe Mazzei, Fondatore e amministratore di Mazzei Hub, società di consulenza in relazioni istituzionali, Comunicazione strategica e political intelligence. “Spesso c’è una certa riluttanza ad esporsi su temi che sembrano essere impopolari, come quello della tassazione equa e non sbilanciata delle rendite finanziarie. A volte si teme di creare dissapori con chi governa. A volte si temono contraccolpi negativi da parte dell’opinione pubblica. In realtà non bisognerebbe mai avere paura di raccontare i fatti per quelli che sono. Occorre una serena ma puntuale campagna di informazione per spiegare, in concreto le conseguenze di questa decisione del Governo, per far capire se davvero potrà funzionare ed ottenere il gettito sperato. E’ importante, però, non sottrarsi al delicato compito di proporre altri modi per ottenere risultati di equità di prelievo senza scassare un settore delicato come quello del risparmio”.

Il provvedimento è ancora in gestazione anche se in questi giorni si registra un’accelerazione. Si è, ancora per poco, in tempo per un intervento autorevole e costruttivo. “L’iniziativa principale è quella di spiegare al Governo che la misura così come è stata prefigurata è iniqua perché colpisce solo i piccoli risparmiatori e non i detentori di partecipazioni qualificate, disincentiva il risparmio, non assicura il gettito ipotizzato e non genera automaticamente il trasferimento di risparmio verso i titoli di stato a tassazione agevolata che forse il Governo vuole, tacitamente, favorire”, prosegue Mazzei.
Il settore finanziario deve comunque “studiare e proporre misure alternative e non arroccarsi dietro ad una secca negazione che non sarebbe accettabile per il Governo. Sul piano tecnico è possibile individuare diverse modulazioni della tassazione che non deprimano questo mercato”.

Chi gestisce il risparmio altrui non dovrebbe avere paura di fare operazioni verità e di raccontare agli investitori-risparmiatori quel che potrebbe loro succedere se il Governo non rivede le proprie posizioni. “Naturalmente una mobilitazione stile grassroots lobbying, ovvero con l’obiettivo di modificare la normativa, ben coordinata e non chiassosa potrebbe avere la sua efficacia. Bisogna capire che i politici e i governanti spesso pensano a provvedimenti di cui non hanno una conoscenza dettagliata. Il contributo del mondo degli interessi non deve essere quello di fare muro contro muro ma di dialogare per spiegare meglio offrendo la propria disponibilità e collaborazione a trovare soluzioni alternative”.

Soprattutto nel settore finanziario c’è una carenza di informazioni e di conoscenze diffuse che lasciano ampio spazio a semplicismi e demagogie. “Queste occasioni vanno sfruttate per spiegare, non solo a chi governa ma alla più vasta opinione pubblica, alcuni meccanismi del risparmio”, conclude Mazzei.

Nel contesto istituzionale italiano risulta difficile individuare una società o una associazione di categoria in grado di dialogare con il Governo secondo gli auspici di Mazzei. L’unico elemento che possa spronare le società di gestione ad avviare un confronto con il Governo e l’opinione pubblica sul tema delle aliquote da applicare per interessi, dividendi e capital gain è legato alle crescenti lamentale di clienti e promotori, in aggiunta ai deflussi dai prodotti a maggiore tassazione, che offrono alle società di gestione ed ai collocatori margini più elevati.
 

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