Visco (Bankitalia): necessaria crescita e unione piena

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di Luca Spoldi 25 Marzo 2014 | 15:58
Per Visco (Bankitalia) la crisi europea ha reso più difficili le riforme necessarie per recuperare competitività. E’ necessario puntare sulla crescita e pervenire a un’unione piena

VISCO: UE ANCORA TROPPO DISOMOGENEA – In assenza di una unione politica, “la governance economica europea si è fondata sulle regole di bilancio e sul divieto di salvataggio tra paesi membri; ha fatto affidamento sulla spinta del mercato unico per la convergenza economica”. Tuttavia, in molti casi “le regole di bilancio non sono state rispettate e le condizioni macroeconomiche, anche dal punto di vista strutturale, sono rimaste disomogenee”.

CRISI RENDE PIU’ DIFFICILE FARE RIFORME – Lo ha ricordato oggi intervenendo a Pavia il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, per il quale l’acuirsi delle conseguenze sociali ed economiche legate alla crisi del debito sovrano europeo “ha reso più difficile attuare le necessarie riforme strutturali che, se contribuiscono a ricostituire il potenziale di crescita di un’economia, hanno indubbi costi di breve periodo”. Ciò detto per il Governatore “l’uscita dalla crisi nell’area dell’euro non potrà derivare da azioni isolate di  singole autorità di politica economica” così come “la politica monetaria non potrà da sola garantire la stabilità finanziaria dell’area se non saranno risolti, a livello nazionale così come a livello europeo, i problemi all’origine della crisi dei debiti sovrano”.

MISURE CORRETTIVE NON SONO INEVITABILI – Per il nostro paese in particolare secondo Visco “il vero vincolo di bilancio è dato dalla necessità di garantire la sostenibilità del debito pubblico e di mantenere il pieno accesso al mercato finanziario”. In particolare la regola sul debito pubblico, che sarà applicata all’Italia per la prima volta nel 2016, richiede una riduzione media annua del rapporto debito/Pil pari a circa un ventesimo della parte che eccede il limite del 60%. Per rispettarla, avverte il banchiere centrale, “non è necessario ridurre il valore nominale del debito. In condizioni di crescita “normale”, vicina al 3% nominale, sarebbe infatti sufficiente mantenere il pareggio strutturale del bilancio”. Pertanto “a differenza di quanto sostenuto da alcuni commentatori, non sarebbero necessarie manovre correttive da 40-50 miliardi all’anno”, così come non sarebbe richiesto di “mantenere un orientamento permanentemente restrittivo alla politica di bilancio”.

UNA BACCHETTATA ALLA MERKEL – Serve insomma più crescita anche dei prezzi perché anche se “non siamo” in deflazione per Visco “anche un lungo periodo di variazioni dei prezzi troppo contenute può comportare conseguenze indesiderabili” ad esempio rendendo più oneroso il servizio del debito. E’ dunque “sulla crescita reale dell’economia, quindi sulla ripresa degli investimenti – al tempo stesso fattore di offerta e componente fondamentale della domanda – che bisogna puntare”, a fronte di un’inflazione che “continua a situarsi al di sotto del livello compatibile con la definizione di stabilità dei prezzi adottata dalla Bce” pari al 2% annuo a medio termine. Per questo è importante ha concluso Visco, che l’Italia sia in grado “di sfruttare appieno tutte le opportunità offerte dall’Unione” a differenza che in passato.

NECESSARIA UN’UNIONE PIENA – A tal fine la realizzazione di riforme strutturali che consentano un recupero di competitività “è un passaggio essenziale per il rilancio del Paese”, la cui responsabilità ultima “resta nazionale”, almeno quanto “proseguire con decisione nel cammino che porta a un’Unione più piena”. L’adozione di meccanismi unici per la supervisione e la risoluzione delle crisi bancarie “è un passo fondamentale. I benefici di un rafforzamento dell’integrazione europea eccedono di gran lunga i costi che deriverebbero da un suo indebolimento. Le scelte devono essere compiute con responsabilità: non si possono temere solo i rischi connessi con l’azione, trascurando quelli che possono derivare dall’inerzia”.

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