Le caratteristiche della consulenza

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Avatar di Redazione 1 Aprile 2014 | 07:54
Molto chiara e stringata nella motivazione la sentenza della corte d’appello di Roma che, prendendo in esame un vecchio caso, condanna la banca al pagamento dei danni derivanti dall’assenza di consulenza, pur in presenza di un regolare contratto.

LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI ROMA – Molto chiara e stringata nella motivazione la sentenza della corte d’appello di Roma che, prendendo in esame un vecchio caso, condanna la banca al pagamento dei danni derivanti dall’assenza di consulenza, pur in presenza di un regolare contratto. Si tratta di una fattispecie ante MiFID e quindi è da accogliere con prudenza, però il principio affermato è limpido e in qualche modo supera gli stessi regolamenti nazionali ed europei. I fatti risalgono al 2001/2 e riguardano i famosi bond argentini. Una coppia li conferisce in deposito alla banca e contemporaneamente firma un contratto di consulenza “gratuita”. Su questa liberalità della banca la corte manifesta dubbi in quanto il deposito titoli risulta piuttosto oneroso.

LA VICENDA – Si verifica il default dell’Argentina e la coppia cita in giudizio la banca per inadempimento del contratto di consulenza per non aver consigliato per tempo di vendere i tango bond o almeno per non aver segnalato la situazione critica dell’emittente. In primo grado non ottiene soddisfazione; in secondo grado la banca è invece condannata. Il principio è semplice e deve far riflettere il legislatore primario e secondario, italiano ed europeo: “la banca è comunque obbligata a consigliare al meglio… il cliente (ndr) evidenziando le criticità degli investimenti in essere”. Investimenti, ricordiamo, che non sono stati da essa né promossi né consigliati. Il principio è ineccepibile. Probabilmente si può già intravedere una simile responsabilità nel codice civile laddove chiede alla banca depositaria una serie di attività costanti nel tempo e soprattutto impone l’ordinaria diligenza, che, nel caso d’intermediari abilitati, è professionale. La sentenza scardina sia il regolamento consulenti sia le proposte di riforma della MiFID laddove pretendano di limitare l’area della consulenza ai soli acquisti e non impongano il costante monitoraggio degli strumenti finanziari in portafoglio. Un’ultima annotazione: ma occorrevano più di 10 anni per enunciare un principio così semplice?

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