Il futuro delle pmi italiane passa dal mercato “alternativo”

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di Redazione 7 Aprile 2014 | 13:31
All’ultimo evento dedicato dalla Borsa Italiana alle medie imprese quotate nell’indice Star si sono presentati 175 investitori, per oltre la metà stranieriò.

I PARTECIPANTI AL PROGRAMMA ELITE – All’ultimo evento dedicato dalla Borsa Italiana alle medie imprese quotate nell’indice Star ed alle aziende, in genere assai più piccole, che partecipano al programma Elite (riservato alle aziende che si allenano in vista del mercato) si sono presentati 175 investitori, per oltre la metà stranieri (anche un broker della Nuova Zelanda) che hanno avuto più di 1.500 incontri con le società. Al momento del lancio, nel luglio scorso, dell’indice Aim, dedicato all’Alternative italian market, dedicato alle piccole e medie imprese, le matricole erano 24. Da allora sono state ammesse altre 15 società. Una significativa accelerazione che conferma come stiano tornando d’attualità le forme di finanziamento delle imprese alternative al modello bancocentrico.

UNA GOCCIA NEL MARE -  Per carità, è solo una goccia nel mare: ci vorrà molto tempo per abbassare dall’attuale 85% a percentuali più vicine al mondo anglosassone la dipendenza delle imprese dalle banche. In passato, poi, i timidi tentativi per dare una dignità maggiore alla Borsa sono naufragati nei momenti di crisi. Stavolta, però, c’è qualche ragione per essere più ottimisti: se si guarda all’elenco delle ultime quotate, nessuna è stata avviata al listino da banche creditrici per rientrare di crediti in pratica non recuperabili. La maggior parte, al contrario, si presenta agli investitori con un modello di business credibile. Non solo. Da Francoforte Mario Draghi fa sapere che non lesinerà gli sforzi per rafforzare il mercato degli Abs, ovvero i “pacchetti” di obbligazioni delle imprese da quotare sui mercati o da destinare agli investitori istituzionali. È la strada maestra per garantire la liquidità agli strumenti non bancari (vedi i minibond) di finanziamento delle piccole e medie imprese che oggi non possono aspirare a fare il pieno di prestiti a basso costo, di cui può approfittare la Fiat che in questi mesi ha raccolto sui mercati internazionali più di 9 miliardi di euro a poco più del 4%. Alla faccia del credit crunch. Insomma c’è un futuro per le pmi di casa nostra, almeno per i più svegli tra i Brambilla, ovvero quelli che saranno più lesti a far pulizia in casa, a consolidare il patrimonio e, soprattutto, i più consapevoli che al mercato ci si presenta solo con un credibile piano di crescita e di guadagni per tutti gli azionisti. Altrimenti, passata la festa, si rischia di tornare sotto le ali delle banche o di finanziare avvoltoio specializzate nella caccia alle imprese-agnello, con finanziamenti ultragarantiti e con tassi al limite dell’usura.

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