Una tassazione che può deludere

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Avatar di Redazione 18 Aprile 2014 | 11:37
La tassazione delle rendite finanziarie è una scelta politica con forzature tecniche…

LA TASSAZIONE DELLE RENDITE FINANZIARIE – Non c’è spazio per analizzare l’intera manovra proposta. Esaminiamo solo la tassazione delle rendite finanziarie. Premetto che si tratta di una scelta politica con forzature tecniche. Accettata la scelta bisogna valutarne effetti e reazioni. Tutti parlano di Bot ma i Bot non sono il risparmio degli italiani: lo sono Btp, Btp€i e Italia e CCTeu. Inoltre, in realtà, è opportuno ricordare che il debito è di 2.089 miliardi di euro, che il rapporto tra debito e Pil è del 132,8% e che salgono tutti e due, essendo il Pil in diminuzione a 1.573 miliardi. Restano l’ampiezza della differenza delle aliquote e lo spiazzamento delle altre obbligazioni fra cui quelle bancarie (essendo le corporate già in difficoltà). È invece poco trasparente la condizione dei depositi in c/c e a tempo; nulla è scritto nelle slide (sono al 20% o al 26%?); i certificati di deposito non sono citati, ma sono strumenti finanziari; obbligazioni e azioni delle aziende maggiori sono speculazioni o grandi capitali? Le obbligazioni bancarie già in diminuzione restano accantonate o troppo costose. I titoli postali (non esplicitamente ma forse al 12,5%) risultano competitivi, mentre in campo assicurativo le polizze pure passerebbero al 26% e i prodotti previdenziali all’11% sui frutti ma al 26 sui capital gain. Nulla viene esplicitato sulla separazione fra lordisti e nettisti. Resta non accolta la separazione tra interesse e gain, mentre è palese una confusione dovuta alla scelta politica in assenza di una strategia tecnica. Le nuove misure operano dall’1 luglio: quali somme saranno incassabili e su quali stock se vi saranno variazioni dei portafogli dettati dalla variabile fiscale? Infine, i titoli di Stato di Paesi in white list restano al 12,5%, con gli ovvi effetti sulle scelte. Cipro, Albania e Russia offrono al riguardo rendimenti interessanti. Altra scelta attesa è quella dei gestori dei fondi chiamati a ricomporre i portafogli in ottica fiscale, mentre gli imprenditori potrebbero trasferire i titoli ai conti societari per farli tassare in base al bilancio. La scelta tattica si scontra con le logiche di mercato e i risultati potrebbero essere diversi da quelli attesi.

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