Finanza & manette: arrestati i Magnoni

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 9 Maggio 2014 | 07:53
In carcere i 3 fratelli azionisti di Sopaf, che controllava Banca Network (nella foto Giorgio Magnoni). Distratti 100 mln dalla ex quotata, oggi in concordato.

IN CARCERE I TRE FRATELLI AZIONISTI DI SOPAF – Il crack di Banca Network Investimenti (Bni), dopo essersi abbattuto sui risparmiatori (vedi notizia), oggi colpisce i grandi azionisti. I fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni, e il figlio di quest’ultimo, Luca, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza in un’inchiesta che riguarda la holding di partecipazione finanziaria Sopaf, che controllava Bni assieme al gruppo De Agostini e Aviva. I reati contestati agli indagati  dalla magistratura di Milano sono associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale. I finanzieri avrebbero accertato una distrazione di oltre 100 milioni di euro dal patrimonio della Sopaf, società in regime di concordato preventivo.

PERSONAGGI NOTI DELLA FINANZA – I fratelli Magnoni sono personaggi noti della finanza: Ruggero è stato vice presidente Europa di Lehman Brothers, presidente di Nomura Italia (chiamata in causa, per via del derivato Alexandria, nell’inchiesta Mps) e in passato avrebbe partecipato anche alla scalata Telecom, la “madre” di tutte le Opa; Aldo Magnoni è stato l’ideatore dell’Oak Fund, pure intervenuto nella scalata Telecom; Giorgio Magnoni e il figlio Luca sono rispettivamente amministratore delegato e consigliere della Sopaf. Oltre ai quattro componenti della famiglia Magnoni sono stati arrestati dalla Guardia di finanza anche Andrea Toschi e Alberto Ciamperoni. Toschi è stato in passato presidente della Banca Arner (emanazione italiana della  omonima banca svizzera) e amministratore delegato della società di gestione risparmio Adenium, controllata al 100% da Sopaf.

PERQUISIZIONI IN CORSO – Alcuni degli indagati, attraverso la società Adenium, si sarebbero appropriati  di fondi per oltre 50 milioni di euro della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e periti commerciali, e di 7 milioni di euro dell’Inpgi, istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani. I due istituti sono parti lese nell’inchiesta: perquisizioni per la ricerca di ulteriori prove a carico degli arrestati sono in corso da parte delle fiamme gialle negli uffici di Paolo Saltarelli, presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri, e di Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi.

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