Voluntary disclosure al rallentatore

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di Andrea Giacobino 18 Giugno 2014 | 07:00
Presentati 130 emendamenti. Ma non c’è ancora un calendario dei lavori parlamentari sul rientro dei capitali.

SI PROCEDE AL RALLENTATORE – Dopo che il governo Renzi sembrava voler accelerare sulla “voluntary disclosure”, ora in Parlamento pare procedere al rallentatore la misura di disegno di rientro dei capitali. Infatti a più di sei mesi dal primo testo ufficiale in materia inserito all’interno del dl 4/2014 presentato dal governo Letta, poi scorporato e sostituito dall’attuale testo a firma Marco Causi (Pd), ancora non si conoscono le sorti delle norme in materia.

LA CONCLUSIONE È LONTANA – E la fine sembra non essere così vicina. Infatti, nonostante ieri sia scaduto il termine per la presentazione in commissione finanze alla camera delle ultime proposte di modifica all’emendamento del relatore Giovanni Sanga (Pd), che ha interamente sostituito il testo originario, ad oggi ancora non esiste un calendario dei lavori ben definito, complice anche il passaggio in Commissione finanze del decreto Irpef. A rallentare ulteriormente i lavori anche l’avvio della procedura di nomina del nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. Il ruolo dell’amministrazione finanziaria, infatti, è decisivo per l’iter di rientro dei capitali ed è, quindi, necessario che gli addetti ai lavori si confrontino con quelle che potrebbero essere le nuove linee guida delle Entrate. Ad oggi la discussione in materia appare sempre più aperta. Ieri, allo scadere del termine, le proposte di modifica presentate, i cui lavori di scrematura inizieranno oggi, sono state più di 130 e, di queste, pochissime sono state a firma della maggioranza.

FAR QUADRARE I CONTI – Ed è proprio la maggioranza che dovrà riuscire a far quadrare i conti in Commissione finanze. Le esigenze da coniugare sono le più diverse e l’unica linea di condotta comune sembra essere quella di non voler trasformare il ddl in un condono. Al di là di questa colonna portante, però, il testo che approderà in aula a Montecitorio, dovrà contenere sia norme ad hoc per il rientro dei capitali detenuti all’estero e non dichiarati, sia norme per l’emersione dei capitali non dichiarati in Italia, sia disposizioni per incentivare la ricapitalizzazione delle imprese attraverso il reimpiego nell’attività dei capitali non dichiarati. Quest’ultima ipotesi, in particolare, è frutto della rivisitazione, a opera di un subemendamento a firma Causi, di una proposta presentata dal ministro delle sviluppo economico Federica Guidi e originariamente contenuta del decreto competitività. La nuova versione concede una deduzione alle imprese che riportino in Italia capitali da ridestinare alle stesse imprese, per il loro rafforzamento.

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