La possibile ripresa del gold mining

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di Biagio Campo 7 Luglio 2014 | 10:15
Il rapporto tra prezzo e valore contabile delle azioni mining è ad un livello estremamente basso, in precedenza toccato solo nel 1986 e nel 2001.

UNA SITUAZIONE IN RAPIDO CAMBIAMENTO – La performance negli ultimi anni delle azioni di imprese che operano nel settore dell’estrazione dell’oro è stata disastrosa e lo sconto rispetto alle quotazioni del metallo giallo è aumentato notevolmente negli ultimi anni, tuttavia la situazione del settore è in rapido cambiamento. “Negli ultimi anni le imprese mining hanno avuto una pessima conduzione da parte dei loro amministratori delegati, che si dice siano riusciti a sbagliare tutto, tuttavia sono avvenute delle profonde ristrutturazioni, nonché una quasi completa sostituzione dei CEO, oltre ad un gran fermento a livello di M&A”, queste le parole di Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management, società indipendente specializzata in gestioni patrimoniali, con sede a Lugano.

FRAME AM: DETENERE UN 3-4% DI FONDI SPECIALIZZATI – “Ad inizio anno consigliavo di detenere un 5-10% di portafoglio in attività collegate all’oro, come oro fisico e gold miners, in quanto eravamo venuti a conoscenza del fatto che tale metallo non si estraeva più poiché il costo di estrazione supera ormai quello di vendita. Abbiamo dunque pensato che il perdurare di tale situazione avrebbe limitato l’offerta a fronte di una domanda comunque in espansione, in special modo a causa della diversificazione delle enormi riserve cinesi sull’oro, e che pertanto il prezzo sarebbe risalito”, spiega De Michelis. L’indice delle azioni gold miners tende ad anticipare e ad amplificare con un beta più marcato il movimento dell’oro fisico. “Per tale motivo attualmente preferisco detenere in portafoglio un 3-4% di fondi specializzati sulle azioni minerarie ed essere molto attento, qualora si verificasse un rialzo del 20-30%, a ridurre la posizione prendendo beneficio della plusvalenza, oppure a ricomprare  di fronte ad un ribasso del 20-30%, attuando una sorta di constant mix”.

VOLATILITA’
– Dopo diversi trimestri di sorprese negative sugli utili ed un pessimo ultimo trimestre 2013, nel primo trimestre 2014 gli utili delle gold stocks sono stati il 20% circa superiori alle attese degli analisti. I metalli preziosi offrono poi un’ulteriore dimostrazione di riduzione della volatilità. “Dopo il crollo del 2013 e i successivi violenti swing, perfino l’oro si è incanalato in un trading range che diventa sempre più stretto. Per l’oro, asset volatile per eccellenza negli ultimi anni, una distanza delle Bollinger bands sotto il 2% è un evento abbastanza raro. E’ evidente che si tratta di una condizione che non può continuare a lungo. E’ probabile quindi che assisteremo in tempi non troppo lontano ad un movimento al rialzo abbastanza violento”, conclude De Michelis.

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