Partita decisiva per Buenos Aires

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di Luca Spoldi 9 Luglio 2014 | 16:54
A New York sono riprese le trattative con i rappresentanti dei bondholder che, dopo il default del 2001, acquistarono a prezzi da “saldo” i bond argentini in dollari…

PARTITA DOPPIA PER L’ARGENTINA – Mentre Lionel Messi e compagni si preparano a chiedere all’Olanda il visto d’ingresso per la finale di Coppa del Mondo con la Germania, che ieri ha umiliato il Brasile, una delegazione argentina guidata dal ministro dell’Economia, Axel Kicillof affiancato da Pablo Lopez, Federico Thea e Javier Pargament, si gioca in queste stesse ore una partita molto più importante a New York, dove da ieri sono riprese le trattative con i rappresentanti dei bondholder che dopo il default del 2001 acquistarono a prezzi da “saldo” i bond argentini in dollari e non accettarono la ristrutturazione proposta nel 2005 (e ribadita nel 2010) dal governo di Buenos Aires.

FONDI HEDGE ALL’ATTACCO – Forti di una sentenza del giudice di Manhattan, Thomas Griesa, i bondholder capitanati da alcuni fondi hedge chiedono un rimborso al 100% dei titoli da loro posseduti, cosa che l’Argentina non può concedere complice la clausola “pari passu” inserita negli accordi di ristrutturazione accettati dalla stragrande maggioranza di investitori (il 93%), in forza della quale ogni migliore condizione spuntata da sottoscrittori che non avessero aderito alle proposte del 2005/2010 sarebbe stata applicata anche a tutti coloro che vi avevano aderito.

BUENOS AIRES FA CATENACCIO
– Se non si troverà un accordo entro il 30 luglio, ultimo giorno del mese “di grazia” concesso dopo il congelato pagamento di 1,33 miliardi sui bond ristrutturati di fine giugno, l’Argentina cadrà nuovamente in default, se invece dovesse cedere alle richieste dei fondi hedge il conto rischierebbe di essere alquanto salato, dai 15 miliardi (per soddisfare tutti i fondi americani) fino a 120 miliardi (cifra stimata da Buenos Aires come rimborso al 100% di tutti i titoli caduti in default). Una partita decisamente più impegnativa di quella di stasera, nonostante il sostegno giunto al governo argentino da parte del governo americano, francese e cinese oltre che dal G7, dall’Osa e dall’Fmi. Chissà se basterà per sbloccare la partita.

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